Gli indici dell'Istat, l'istituto di statistica, poco valgono a dare un'idea di quanto i consumatori hanno sentito e continuano a sentire sui loro bilanci familiari. Che, tra l'altro, a dispetto dei proclami e delle fanfare governative, sono stati falcidiati da aumenti di tasse e da aumenti di salario solo promessi. L'onda lunga degli aumenti parte da lontano. Almeno da tutto il 2007. Lo scorso anno, infatti, le tensioni sui prezzi agricoli internazionali poi rientrate, hanno dato il «la» ai rincari nel settore alimentare. Aumenti superiori al 10%, soprattutto su beni di primissima necessità come il burro il cui prezzo è cresciuto in media del 12,7%, il pane (+12,3%), i cereali e le farine (+11,6%), la pasta (+8,6%) e la carne (+10%). La ciliegina sulla torta del 2007 è stata però quella legata ai prezzi del petrolio. Un'occasione colta al balzo, e questo nonostante la copertura garantita dal forte apprezzamento dell'euro, per far ripartire dopo una breve pausa i prezzi dell'energia. A ottobre dello scorso anno, infatti, l'Autorità di settore ha portato su del 2,4% l'elettricità e del 2,8% il metano. Il tutto condito da una progressione della benzina e del gasolio che ha del prodigioso: in un anno, in media, il prezzo praticato agli automobilisti ha registrato un +15%. Se ne era, però, appena andato il 2007 quando la spirale dei costi, nonostante le buone intenzioni del brindisi di Capodanno, ha fatto sudare di nuovo freddo gli italiani. Costretti a pagare un pedaggio più caro al ritorno della pausa natalizia. Già tutti fuori dalle città, ancora ebbri per lo champagne che aveva innaffiato il cenone, pochi si sono accorti della stangata del ritorno. Eppure proprio il 1° gennaio sono aumentate le autostrade: +3,6%. E i treni di lusso Eurostar per i quali le Ferrovie si sono portare in cassa un lusinghiero +15%. Poca fortuna hanno avuto quelli che sono tornati in taxi. I clienti romani, soprattutto, hanno dovuto ingoiare un bel rospo dopo la Befana. Il 7 gennaio l'importo del tassametro, a parità di corsa, ha subìto un incremento del 18%. Difficile consolarsi per le continue erosioni di valore dallo sipendio nei bar cittadini. Anche lì la stangata non ha dato tregua. Il caffè nel quale annegare i dispiaceri della vita è stato portato, a seconda della posizione più o meno centrale degli esercizi da circa 82 centesimi verso i 92, per toccare nei punti di maggior lusso anche l'euro. Stesso discorso per il cappuccino e il cornetto. Il prezzo del latte, acquistato dalle mamme italiane così come dai baristi, è cresciuto in media del 12%. E il costo lievitato del grano, materia prima per i lieviti al bancone del bar, ha portato aggiornamenti e ritocchi nel costo della colazione. Non poteva mancare un altro colpo di acceleratore anche al gas e all'energia elettrica. Anche questo puntualmente arrivato. Così agli aumenti di tre mesi prima si sono aggiunti quelli di inizio anno. Risultato: elettricità + 3,8% e metano +3,4%. Da segnalare infine le tensioni mai verificate sui servizi assicurativi. Nel tira e molla di cifre la Rc auto, secondo le associazioni di consumatori, sono lievitate già del 5%, anche se le compagnie negano e parlano addirittura di cali. Ultima notizia. Ci si è messo anche il freddo e il gelo a remare contro i consumatori. Frutta e ortaggi sono andati sù per le basse temperature della scorsa settimana. La discesa secondo molti sarà più lenta.
In un solo anno
è aumentato di tutto