I tempi della politica possono essere molto rapidi ma mai nell'arco di una giornata si era assistito alla morte di una coalizione, alla liquefazione di un partito e alla emarginazione di un altro partito che pure nel suo dna conserva i cromosomi della tradizione della Dc. Con lo scioglimento di Alleanza nazionale nel Pdl, annunciato ieri da Fini in una tranquilla riunione della direzione del partito, e con l'addio di Casini (ieri ha messo la parola fine alla telenovela sulla sua corsa solitaria alla elezioni), Berlusconi resta il dominus incontrastato del centrodestra. Gianni Alemanno dopo la direzione di An si affretta a sottolineare che «l'asse Fini-Berlusconi» garantisce una presenza della destra «non subalterna». Ma la realtà, lo sa bene lo stesso Alemanno è ben diversa. Lo dicono i numeri che da Forza Italia si fanno circolare con insistenza. «Non è vero che il baricentro del Popolo della Libertà si è spostato a destra come dice Veltroni. Forza Italia è al 30% e An al 12%. Il punto di equilibrio è sempre al centro - commenta Sestino Giacomoni, uno degli azzurri più vicini a Berlusconi - Non era certo il 4% di Casini ad assicurarci la posizionatura al centro. E se si pensa come dicono i sondaggi che il Pdl è intorno al 45% va da se che FI e il centro restano il perno del nuovo partito». Si fanno anche i primi conti di quanto pesa lo strappo dell'Udc. «Con il premio di maggioranza il Pdl di sicuro conquisterà 340 seggi» è il calcolo che si fa a via dell'Umiltà, sede di Forza Italia. E non sono solo i numeri a parlare. Di fatto della vecchia coalizione, della Cdl già bollata come «ectoplasma» resta solo Berlusconi che ora si può preparare a governare ma anche a affrontare la difficile partita delle riforme istituzionali. «Senza l'Udc - commenta con acume il presidente dei senatori di Forza Italia Renato Schifani - non ci saranno problemi con il referendum. Di sicuro Berlusconi avrà pensato in modo strategico che l'Udc posta in modo autonomo con il suo simbolo dentro il Pdl, avrebbe riproposto i vecchi problemi al momento della discussione del nuovo sistema elettorale». Insomma lo strappo dell'Udc spiana la strada alle riforme. Niente più fibrillazioni dentro la coalizione perchè da ora in poi si ragionerà in termini di Pdl, un solo simbolo e una sola voce. E su questa linea si svolgerà la campagna elettorale. L'obiettivo sarà non solo di conquistare una maggioranza netta rispetto al Pd di Veltroni ma anche di fare terreno bruciato attorno all'Udc e a quanti, compreso l'Udeur di mastella, vagheggiano di gettare i semi di un grande centro. Così sui grandi manifesti elettorali oltre agli slogan «Italia rialzati» e «La sinistra ha messo il Paese in ginocchio», ci sarà anche «Sì al voto utile». Ovvero una campagna per dirottare le preferenze dai piccoli partiti. «Gli elettori moderati sono con noi e hanno capito che la vera destra è quella di Storace che, non per niente, va da sola» dicono dentro Forza Italia. Berlusconi in un messaggio inviato al convegno dei Circoli «Noi riformatori azzurri» di Francesco Colucci ha ribadito che «gli elettori non accettano più le divisioni e i personalismi». Il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi ribadisce che «la scelta di Casini è ininfluente sul voto» e il vicecoordinatore Fabrizio Cicchitto attacca Casini dicendo che «ha commesso un grande errore». C'è, però anche chi, come il leader della Lega Umberto Bossi, sostiene che «l'Udc da sola può dare fastidio» e «portare via qualche voto a Forza Italia». Ma Berlusconi ha alcune carte a suo favore: dalla piccola diaspora iniziata da via Due Macelli verso il Pdl a un accordo in Sicilia con Raffaele Lombardo che sarebbe dietro l'angolo. La diaspora non interessa solo la Sicilia. Anche in Piemonte sono in atto contatti con il coordinatore azzurro Crosetto per saltare sul carro del Pdl. Dopo la scelta del senatore Tomaso Zanoletti, di Alba (Cuneo), ieri l'addio di un altro esponente piemontese del partito, Franco Guida, consigliere regionale che si è dimesso dalla direzione e dal consiglio nazionale. Anche il capogruppo dell'Udc in Comune a Torino, Antonello Angeleri è in fuga mentre l'europarlamentare Vito Bonsignore ha già fatto il grande passo. Intanto Giuliano Ferrara ha annunciato l'apparentamento con Berlusconi «invece di annunciare la presentazione delle liste in tutta Italia».
C'èsolo Berlusconi
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