Ormainel governo è un tutti contro tutti; ministri che si insultano tra loro, partiti della maggioranza che protestano per le strade contro l’esecutivo. Berlusconi, quasi divertito, ha lasciato fare preparando la spallata finale. Non attraverso il teatrino della politica, ma cavalcando il malcontento dilagante che nelle ultime settimane ha già portato alla mobilitazione milioni di persone. Alleanza Nazionale, Circoli della Libertà, Grillini, Sinistra radicale, primarie del Partito Democratico e referendum sul welfare sono stati un fiume in piena che ha travolto il governo Prodi. Non politici stavolta, ma persone comuni che hanno mandato un segnale inequivocabile: così non va, occorre cambiare. Ognuno a suo modo, ognuno seguendo la propria identità. Intanto i Palazzi della politica si affrettano a concludere accordi più o meno saldi in vista dell’ultimo scossone. Quello che, attraverso il voto parlamentare, aprirà le danze di una nuova stagione. Prodi ha capito che non ha più i numeri per andare avanti, preso nella morsa di Veltroni e Berlusconi: il primo cerca la discontinuità politica per raccogliere consenso mentre il Cavaliere di consenso ne ha in abbondanza. La manifestazione del 17 e 18 novembre è l’ultimo avviso ai naviganti. Basta trattative su governi tecnici e legge elettorale alla tedesca o alla francese. Facciamo all’italiana. Torniamo al voto. E ognuno sarà libero di scegliere.
La libertà di poter scegliere
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