Ma con ulteriori riforme il pil nel 2007 potrebbe crescere anche fino al 3%». È ottimista il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa che nell'audizione al Senato però preme il freno sul fronte della riduzione delle imposte e della gestione del surplus del gettito fiscale: «Ora dobbiamo gestire il risultato positivo senza commettere errori». Quanto al debito il ministro stima che nel 2007 scenderà quasi un punto e mezzo percentuale sul prodotto interno lordo, al 105,4% (la precedente stima era 106,9%) rispetto al 106,8% del 2006. Conclusione: Padoa Schioppa dice che «se sarà amministrato bene il successo non è necessaria una manovra correttiva per il 2008. Ma se andiamo all'osteria e ci consumiamo tutto quello che abbiamo in tasca poi dovremo fare altre operazioni». Il ministro però si dice preoccupato per la lunga lista di desiderata per spendere quello che lo stesso Padoa Schioppa definisce un «tesoretto», l'extra-gettito che dagli 8-10 miliardi di euro dopo la correzione per migliorare il disavanzo si ridurrà a 2,5 miliardi di euro. Le risorse a disposizione sono quelle, «non sono sottostimaste e vanno usate in maniera oculata». E il ministro torna dunque a parlare di politica dell'offerta per precisare che questo non vuol dire per forza tagliare le tasse alle imprese ma sostenere la produttività, le infrastrutture, il mercato del lavoro attraverso gli investimenti. Quanto al dibattito politico in corso sul cosiddetto bonus non fa proposte ma dà un paio di indicazioni. Per tagliare le tasse occorre avere risultati «duraturi» nella lotta all'evasione. Sulle pensioni: i conti oggi includono scalone e revisione dei coefficienti. Se si va verso una riforma, cambia anche lo scenario dei conti pubblici.
L'altolà del ministro
Padoa non molla il «tesoretto»
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