Accade anche con il prossimo appuntamento in terra francese. Una partita che sembra persa in partenza, per la «gauche» che vanta amicizie al di qua delle Alpi, visto che un uomo come Nicolas Sarkozy (un campione della politica, il simbolo della riscossa della destra e della forza del suo radicamento sociale) riscuote il consenso di folle oceaniche. Certo, basta leggere i quotidiani italiani per rendersi conto di quale sia l'atteggiamento nei confronti degli sfidanti di Sarkozy: l'elemento fondamentale, per ottenere l'appoggio della stampa del Belpaese, è l'antiberlusconismo. Prendete la collezione di un giornale come La Stampa: nelle scorse settimane le pagine dedicate alla sfida francese - scritte da Barbara Spinelli - prima hanno privilegiato la corsa di Ségolène Royal, esaltando il suo ruolo di «competitor». Poi, una volta che la «stella» dell'autocandidata all'Eliseo ha cominciato a perdere luce, si è deciso di cambiare: così, ora il «gradimento» degli organi d'informazione premia François Bayrou, definito «uomo-ponte fra destra e sinistra». Ma qual è la prerogativa che permette al nuovo idolo dei «commentatori ufficiali» di sbancare al botteghino di una politica che esiste solo sulla carta dei quotidiani? Lo dice la stessa Spinelli: affiancare la figura di Bayrou a quella di Romano Prodi. Insomma, un candidato alla presidenza della Repubblica francese, per potere essere gradito anche a noi italiani deve essere l'opposto del Cavaliere. Testualmente, secondo quanto si leggeva sul giornale diretto da Giulio Anselmi: «E' significativo che l'esempio Prodi seduca Bayrou. Centro-sinistra e Ulivo sono la risposta all'emergenza populista di Berlusconi e alla crisi della democrazia. Contrariamente a quel che si dice, non abbiamo in Italia un blocco governativo di sinistra, ma un blocco che oltre all'Unione comprende conservatori e sinistre estreme». Una lettura singolare dello scenario politico nostrano, che viene sottolineato rilevando che Bayrou «promette modifiche profonde (l'abbandono dell'illusione nazionale di De Gaulle, un'Europa federale fatta da un'avanguardia di Stati) ma al tempo stesso è fermo nel preservare alcuni valori: il modello d'integrazione repubblicana, la laicità, la valorizzazione di servitori di Stato come gli insegnanti». E la Royal? Era stata posta su un piedistallo, e ora finisce nel cesto della spazzatura insieme al numero uno della corsa elettorale: «Né Sarkozy né Ségolène Royal sono innovatori». Intanto Nicolas continua la sua campagna per le presidenziali: «Io vado avanti con il mio programma, i miei incontri con i francesi». Annuncia la tutela dell'identità transalpina. «Coloro che ci raggiungono», ha dichiarato l'attuale ministro dell'Interno in un'intervista al Journal du Dimanche, «devono rispettarla». Sarkozy, esponente di un governo che ha appena proposto la creazione di un «ministero dell'Immigrazione e dell'Identità nazionale», ha affermato che Parigi non vuole «svendere i valori di questa identità francese. Un Paese si costruisce per flussi successivi di immigrazione. È coerente voler rinnovare l'integrazione alla francese ricordando che la Francia non è esclusivamente una democrazia dove conta solo la legge della maggioranza, è anche una repubblica con principi e valori». E «la rottura che propongo è di parlare senza tabù. Sono il candidato che esprime le idee che pensano e che sostengono i francesi».
Ai quotidiani di sinistra
piace scegliere anche l'inquilino dell'Eliseo
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