Il ministro per le Riforme Vannino Chiti torna ad attaccare il quesito e accusa Arturo Parisi, che è nel comitato promotore, di remare contro il Partito democratico, facendo infuriare i referendari e gli uomini vicini al ministro della Difesa. Il segretario dei Ds Piero Fassino stoppa Chiti sul Pd, e avverte: se non si trova un'intesa, il referendum resta l'unica via. Scatenando così la reazione dei «piccoli» dell'Unione, da sempre contrarissimi. La vittoria del sì avrebbe infatti un effetto «bipartitico», assegnando il premio di maggioranza non alla coalizione, ma alla lista che ottiene più voti Palazzo Chigi, intanto, rende noto il calendario degli incontri con la Cdl sulla riforma elettorale. Romano Prodi e Chiti vedranno i capigruppo dei partiti del centrodestra ad iniziare dalla Lega (13 marzo alle 11) per poi proseguire con l'Udc (15 marzo ore 16), An (20 marzo ore 15) e Forza Italia (21 marzo ore 15). Il tutto mentre il presidente del Senato Franco Marini conferma, con la prudenza del caso, che l'esame della riforma partirà da Palazzo Madama. Vedrà comunque lunedì il presidente della Camera Fausto Bertinotti (che torna a manifestare «simpatia» per il modello proporzionale tedesco) per fare il punto della situazione. Ma a far rumore è soprattutto l'intervista al Corriere della Sera con cui Chiti critica l'iniziativa referendaria e attacca Parisi. Insorge Giovanni Guzzetta, presidente del comitato promotore (che ieri ha registrato anche l'adesione delle Acli): si va avanti con la raccolta delle firme, il ministro sbaglia su tutta la linea. Così come reagiscono tutti i parisiani della Margherita, da Franco Monaco a Natale D'Amico a Willer Bordon, che giudicano «ottuse e paradossali» le accuse a Parisi. L'ufficio stampa di Chiti allora deve precisare: «Il titolo dell'intervista non corrisponde al pensiero del ministro, che con Parisi lavora per gli stessi obiettivi: la nascita del Pd e una nuova legge elettorale». Parla anche Fassino, che non è d'accordo con il ministro delle Riforme: referendum e soggetto riformista «hanno una relazione, ma possono anche marciare distinte». Il segretario della Quercia aggiunge poi che se non si trova un accordo sulla riforma elettorale, allora «bisognerà valutare come utilizzare al meglio il referendum». Il ministro della Giustizia Clemente Mastella si arrabbia: «Per noi è legittima difesa, o la va o la spacca. Non ci faremo superare né andremo al precipizio del referendum. Prima ci sarebbero le elezioni». Contro Fassino anche Rifondazione comunista, Verdi e Rosa nel Pugno. Insomma, la questione dei tempi resta prioritaria. Tanto che Chiti, alla festa dell'Udeur a Cortina, non ha dubbi: «L'intesa sulla riforma elettorale va trovata entro il 24 aprile, data in cui scatta la raccolta delle firme». A Cortina c'è anche il leghista Roberto Maroni, che mostra di apprezzare e ribadisce che si accontenterebbe di raggiungere un accordo prima delle amministrative.
Commenti
I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.