Politica

Il caso

E il Prof parla come Berlusconi

Non sapeva, il presidente della Camera, che la sua previsione sarebbe stata smentita. E non da Silvio Berlusconi, che pure continua ad avere un peso significativo all'interno del panorama politico nazionale, ma da Romano Prodi. Basterebbero le parole pronunciate dal premier ieri a Radio24 per capire il suo grado di «berlusconizzazione». «È l'assetto istituzionale che rende tutto difficile - ha detto il Professore - in altri sistemi il premier può mandar via i ministri e sostituirli. Da noi no». E poi ha rincarato la dose: «Se i ministri dovesser continuare a prendere iniziative non concordate sarebbe una violazione palese dell'impegno preso, stavolta formalmente. Questo renderebbe molto più robusta la reazione del presidente del Consiglio, che ci sarebbe». Insomma, un vero proprio diktat. Peccato che la possibilità di sfiduciare i ministri era prevista nella riforma costituzionale messa a punto dal governo Berlusconi. Una riforma che, secondo Prodi, stravolgeva «l'equilibrio generale della nostra democrazia». Ma non finisce qui. E passi per il taglio dell'Ici sulla prima casa, proposta lanciata dal Cavaliere in campagna elettorale e ripresa dal Professore nel discorso di fiducia a Palazzo Madama martedì scorso. Anche sul deficit pubblico Prodi e Berlusconi la pensano allo stesso modo. Il premier ha infatti ammesso che il disavanzo è al 2,4%. Niente di male se non fosse che, quando il Cavaliere ha detto la stessa cosa alla Camera venerdì, Piero Fassino lo ha attaccato duramente. Certo, quando si fa politica, è difficile dare ragione agli avversari. Ma a tutto c'è un limite.

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