Politica

La Confindustria

Di sicuro si parlerà anche del vertice di Caserta e del dietro front fatto dal governo sul piano delle riforme e delle liberalizzazioni. La «fase due» per la quale si erano spesi il segretario dei Ds Piero Fassino e il numero uno della Margherita Francesco Rutelli, è archiviata. Come pure si allontana ilprogetto del Partito Democratico. Il summit di Caserta ha visto la vittoria dell'ala massimalista dela coalizione. Al momento Confindustria che pure molto puntava sull'avvio di una stagione di riforme e che più volte ha sollecitato il governo ha affrontare i nodi essenziali per il Paese con provvedimenti strutturali, ha scelto la linea del silenzio. Tutti i temi cari al mondo imprenditoriale sono stati tolti dall'agenda delle priorità del governo. A cominciare dalle pensioni e dalle infrastrutture. La questione della Tv resta in sospeso. Dellapubblica amministrazione e dello sfoltimento della burocrazia non si è detto nulla e anche le liberalizzazioni subiscono una battuta d'arresto essendo state affidate dal vicepremier Rutelli a una fantomatica cabina di regia che dovrebbe servire da stanza di compensazione alle liti all'interno della maggioranza. Insomma nulla di quanto il mondo imprenditoriale aveva chiesto con forza sarà affrontato a breve. L'immagine che esce da Caserta è di un governo di galleggiamento in cui è prevalsa la linea di quella componente massimalista contro cui a più riprese aveva polemizzato la Confindustria. Il quadro è reso più fosco dallo strappo dell'economista Paolo Rossi che abbandonando i Ds ha lanciato un atto di accusa ai leader della coalizione e ha detto che ormai la pianta del riformismo si è essiccata. Quindi tutto quello che Confindustria auspicava appare più lontano. Nell'intervista di ieri a Il Tempo, uno dei membri del direttivo della Confindustria e ex presidente di Assolombarda, Michele Perini, ha auspicato un segnale forte da parte di Montezemolo che serva di stimolo al governo. Perini ha anche parlato di «grande fallimento» del vertice di Caserta. Le riunioni del direttivo prima della pausa natalizia erano state caratterizzate da una vena polemica verso quella che era parsa una linea troppo soft del presidente Montezemolo verso il governo. Ora le imprese sono in attesa di vedere come si pronuncerà il loro presidente. Ma soprattutto c'è chi vede avvicinarsi la possibilità che Montezemolo scenda in politica per farsi portavoce di quelle istanze riformiste che non trovano più una sponda in Prodi.

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