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LE ULTIME parole scritte da Saddam sono una poesia secondo quanto ha detto al New York Times un parente ...

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La poesia si intitola «Slegala» e le sue parole suonano come un appello-testamento rivolto dalla tomba ai seguaci. In un misto di sfida e di riflessione ma senza tracce di rimorso, la poesia è una dichiarazione d'amore al popolo iracheno che sta per perdere il suo leader. «Slega la tua anima. È la compagna della mia anima e l'amata della mia anima. Nessuna casa avrebbe potuto proteggere il mio cuore come te», esordisce Saddam e passa poi a un linguaggio più epico e bellicoso: «I nemici hanno costretto stranieri sui nostri mari. E colui che li serve verrà fatto piangere. Qui scopriamo i nostri petti ai lupi senza tremare di fronte alle bestie». Nei versi Saddam si ritrae come un martire («sacrifico la mia anima per voi e per la nazione») e loda chi continua a combattere per il suo Iraq condannando i «lupi» che hanno portato la rovina in Iraq con l'invasione. Una copia del poema è stata consegnata dalle autorità irachene alla famiglia di Saddam insieme al testamento, ha detto al New York Times il cugino Muayed Dhamin al-Hazza che ha letto i versi al telefono ai due inviati dl New York Times Marc Santora e John Burns. Secondo i due giornalisti la poesia è a tratti poco comprensibile, piena di allitterazioni e di metafore complicate, così come in vita erano spesso i discorsi del rais, difficili da capire anche per chi parla l'arabo. Intanto ieri sera il presidente George W. Bush ha avuto una conversazione telefonica col premier iracheno Nouri al Maliki. Bush avrebbe espresso il giudizio che «aprire un'inchiesta sulla registrazione e sul comportamento di alcune persone durante la esecuzione di Saddam Hussein era la cosa giusta da fare».

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