Il Guardasigilli Clemente Mastella, appresa la notizia, ha informato il Capo dello Stato Giorgio Napolitano. Adriano Sofri beneficia della sospensione della pena fino al prossimo 24 dicembre, a seguito degli interventi chirurgici subiti per la rottura dell'esofago, nel novembre del 2005. Quest'ulteriore differimento della pena - informa il ministero della Giustizia - è stato stabilito «in via provvisoria» sulla base di ultima relazione medica che considera «assolutamente incompatibili» le attuali condizioni di salute di Sofri con il regime carcerario. La misura avrà efficacia «fino alla decisione collegiale del tribunale di sorveglianza, al quale il magistrato ha trasmesso gli atti perché possa decidere in via definitiva al riguardo». La vicenda giudiziaria di Adriano Sofri, per il quale il tribunale di sorveglianza di Firenze ha disposto un ulteriore differimento dell'esecuzione della pena, va avanti ormai da 18 anni, mentre dall'uccisione del commissario Calabresi (17 maggio 1972) sono passati quasi 35 anni. «Non ho niente da dire» è l'unica battuta di Adriano Sofri, raggiunto telefonicamente nella sua casa nel fiorentino, dopo che il magistrato di sorveglianza di Firenze ha disposto l'ulteriore differimento dell'esecuzione della pena. «In questo momento la grazia a Sofri non è d'attualità. E il differimento dell'esecuzione della pena avuto ora lo dimostra, nonostante sia un atto totalmente diverso». Ad affermarlo è il sottosegretario alla Giustizia Luigi Li Gotti, da anni legale della famiglia Calabresi. «Rimango a quello che mi disse il ministro Mastella qualche mese fa: se dovesse esserci un provvedimento di grazia per Sofri sarà prima informata la famiglia Calabresi». E questo - spiega Li Gotti - per evitare quando accadde con il caso Bompressi, quando i familiari del commissario ucciso seppero dell'atto di clemenza a cose fatte. «Fino ad oggi non non ci sono stati contati con la famiglia», afferma. «Certo - ammette il sottosegretario alla Giustizia - mi sembra abbastanza anomalo e insolito che un giudice, di propria iniziativa e senza alcuna documentazione, decida la sospensione dell'esecuzione della pena per motivi di salute». In ogni caso - aggiunge - «la famiglia Calabresi ritiene la grazia una prerogativa del Capo dello Stato su cui non può né interferire né pronunciarsi. Ormai è pacifico che un eventuale atto di clemenza non sia da considerarsi un quarto grado di giudizio».
L'ex leader di Lotta Continua non tornerà in carcere
Differita ancora la pena per Adriano Sofri, la grazia si avvicina