Politica

Il caso

La riforma Maroni frena la spesa pensionistica

È quanto prevede, nei prossimi dieci anni, il Nucleo di valutazione del ministero del Lavoro nel suo Rapporto su «Gli andamenti finanziari del sistema pensionistico obbligatorio». Secondo il documento la spesa sarà complessivamente dell'1,7% registrando un calo dello 0,2% rispetto al quinquennio 2001-2005, per effetto della riforma varata dal governo di centrodestra e per il fatto che andranno in pensione d'anzianità le prime generazioni alle quali è stato applicato per il calcolo dell'assegno il sistema misto retributivo-contributivo. Diverso il trend per i dipendenti pubblici: la spesa pensionistica presenterà tassi di crescita di oltre mezzo punto percentuale superiori a quelli della spesa complessiva e di quasi un punto percentuale più elevati rispetto a quelli dei dipendenti privati. Il Nucleo prevede, inoltre, una lievitazione dopo il 2015 della spesa senza una revisione dei coefficienti di trasformazione dei contributi previdenziali. Sistema in equilibrio con «scalone». Secondo il Nucleo, il tasso di crescita della spesa previdenziale nel biennio 2009-2010 risulta «particolarmente contenuto», attestandosi mediamente attorno all'1,1% contro il 2,1% del triennio precedente. L'aumento di tre anni del requisito minimo di età per la pensione d'anzianità (da 57 a 60 anni), a fronte di 35 anni di contributi, pur partendo dal 2008, avrà un effetto finanziario soprattutto nei due anni successivi per il meccanismo delle cosiddette «finestre». Boom spesa statali. L'analisi per comparto mostra dinamiche diverse. La spesa dei dipendenti privati crescerà dell'1,2% medio annuo nei cinque anni che vanno dal 2006 al 2010 e dell'1,4% nel quinquennio successivo. Nonostante gli effetti delle riforme, invece, la spesa dei dipendenti pubblici crescerà, sempre al netto dell'indicizzazione, del 2,2% nel primo quinquennio preso in considerazione e del 2,3% in quello successivo. Tassi di crescita molto elevati anche per i lavoratori autonomi che nel complesso presentano una dinamica della spesa pari al 2,7% nel primo quinquennio per attestarsi su un livello dell'1,7% nel secondo. A far da traino la spesa relativa alle gestioni di artigiani e commercianti con tassi di variazione medi annui più del triplo di quelli dei dipendenti privati con un +4,4% nel quinquennio 2006-2010. Dal 2015 spesa vola senza revisione coefficienti. Senza la revisione dei coefficienti di trasformazione dei contributi previdenziali il rapporto tra la spesa pensionistica e il Pil risulterebbe pressocché invariato fino al 2015 quando ci saranno i primi effetti del nuovo regime contributivo. Da quell'anno in poi - per il Nucleo - crescerebbe toccando nel punto massimo del rapporto tra spesa e Pil un punto e mezzo in più tra il 2035 e il 2040. Considerando i possibili due scenari - l'uno senza revisione, l'altro con la riduzione -, la differenza a fine periodo (nel 2050) sarebbe di due punti percentuali. La revisione dei coefficienti era stata prevista dalla legge Dini a dieci anni dalla sua entrata in vigore.

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