Il ministro dell'Interno, in un'intervista a Repubblica, rilancia la necessità di arrivare alla costruzione del nuovo soggetto. «Sono allarmato - spiega -. Le sfide della modernità, dalla bioetica alla sicurezza alla globalizzazione, impongono una svolta al sistema politico. Se non si accelera sul partito democratico, noi rischiamo un'ondata di anti-politica che può travolgere tutto». «L'Italia è ormai una democrazia che scricchiola - avverte il ministro -. Si rischia una deriva populista, l'avvento di un Pim Fortuyn italiano, che mette insieme tutte le rabbie diffuse nel Paese e finisce per sfasciare culture, partiti e istituzioni». «Bisogna davvero andare al di là dei partiti - aggiunge -, che non trovano al loro interno un humus sufficiente a valicare le loro rispettive identità del passato». Secondo il titolare del Viminale, il Pd può essere il collante che impedisce la deriva «ma deve volare all'altezza giusta, i suoi dirigenti devono rischiare e devono adeguare i passi che fanno alla dimensione del tema». Le parole di Amato raccolgono gli applausi degli ulivisti doc. Per Franco Monaco (Dl) «Senza la tensione verso un'etica comune e senza una forza politica nazionale, quale il Pd, che riconduca a unità una società frammentata, il nostro Paese è esposto al rischio di una deriva populista e autoritaria». Mentre il senatore della Margherita Antonio Polito non ha dubbi: «Chi arriva per primo al partito unico, avrà un vantaggio evidente» alle prossime elezioni. Intanto Piero Fassino torna sul problema della collocazione europea del Pd «Non chiedo alla Margherita un'adesione ideologica alla socialdemocrazia -dice intevistato da Lucia Annunziatia -. Chiedo alla Margherita di valutare che il partito democratico, che insieme vogliamo costituire, non può essere isolato e solo in Europa e nel mondo e deve stare con le forze riformiste là dove sono».
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