Politica

La protesta del mondo dell'Università

Ed Epifani benedice il primo sciopero contro il governo

Saranno contenti coloro che dicevano che con il governo di centrosinistra abbiamo un atteggiamento da governo amico: non è così». Il segretario della Cgil Guglielmo Epifani ha commentato così lo sciopero dei lavoratori dell'università e della ricerca. Uno sciopero che, secondo gli organizzatori, ha spinto 20 mila persone tra precari, ricercatori, docenti e studenti, a sfilare ieri per le vie della Capitale, rispondendo all'appello lanciato dai sindacati confederali per dire basta al continuo depauperamento del loro comparto e sollecitare modifiche alla Finanziaria. «Siamo solo interessati - ha aggiunto Epifani - che le cose si facciano e si facciano bene nell'interesse dei lavoratori e del paese. Non è stata una decisione facile ma è stata una decisione giusta. Spero che il governo comprenda, accolga l'invito e cambi su questo la politica economica e anche la Finanziaria». Dai sindacati, quindi, nessuno sconto al Governo e, anzi, una provocazione: se proprio i soldi sono pochi allora si dirottino dai previsti finanziamenti alle imprese per destinarli agli atenei e agli enti pubblici di ricerca. Una protesta condivisa anche dal ministro della Università e della Ricerca, Fabio Mussi, senz'altro d'accordo sull'urgenza di ridare ossigeno a un settore in pre-agonia. «Se qualcuno mi chiede cosa dovremmo fare io rispondo: ci vorrebbero miliardi, miliardi e miliardi di euro» ha detto Mussi commentando la manifestazione dalle aule del Parlamento. Poi una rassicurazione alla piazza: «il governo condivide questo richiamo e conosce bene l'importanza del tema sollevato». «In tutto il mondo - ha sottolineato - c'è uno sviluppo tumultuoso dell'università e della ricerca scientifica, questo è un anno difficile per tutti in cui il risanamento dei conti pubblici è una priorità, abbiamo chiesto sacrifici, ma rispetto a come la Finanziaria è entrata in Aula sono stati trovati altri 230 milioni di euro. Passato questo primo anno la legislatura sarà caratterizzata dall'impiego di adeguate risorse finanziarie perchè università e ricerca scientifica siano uno dei tratti dell'Italia che verrà». Intanto, però i motivi di malcontento sono molti. Si è capito anche dal tenore degli slogan e degli striscioni che hanno accompagnato la protesta: «L'Italia garantisce a tutti il lavoro....precario», «cervello con valigia in fuga», «compagno Padoa Schioppa se lo sapevo prima facevo l'idraulico e non il precario depresso», «Siamo come il latte, legati a una data di scadenza», «Più ricerca e meno spesa per gli armamenti». Tutte eloquenti affermazioni che riassumono le criticità del settore: dalla scarsità dei finanziamenti (la manovra destina poche risorse alla ricerca pubblica mentre non lesina risorse a quella privata e industriale) al precariato (un pugno di assunzioni dal 2008 ma sono a rischio i rinnovi dei contratti).

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