Politica

L’Ungheria di Magyar condanna Maja T. ma per Ilaria Salis è sempre colpa di Orban

Una pena di sette anni per aver aggredito nove attivisti di estrema destra

Un tribunale ungherese ha condannato Maja T., attivista antifascista tedesca non binaria, a sette anni.

L’accusa è quella di aver aggredito, insieme ad altre 19 persone, nove presunti attivisti di estrema destra a Budapest nel febbraio 2023.

Maja era atterrata nella capitale ungherese, insieme a un gruppo di antifascisti tra cui Ilaria Salis, Rexhino Abazaj e Gabriele Marchesi, in occasione del «Giorno dell’Onore», una commemorazione annuale organizzata da ambienti di estrema destra. In quei giorni si registrarono una serie di aggressioni ai partecipanti di quel raduno da parte di antifascisti provenienti da tutta Europa.

Subito dopo gli scontri la polizia magiara arrestò Ilaria Salis, Maja T. venne estradata successivamente dalla Germania, dove era tornata, mentre Gabriele Marchesi e Rexhino Abazaj non sono stati processati fisicamente in Ungheria.

Il primo è rimasto in Italia dopo il rifiuto dell’estradizione (è stato condannato in contumacia a sette anni di carcere), il secondo si trovava in Francia, dove i giudici hanno successivamente respinto la richiesta ungherese di consegna.

Nel 2024 Salis venne candidata da Avs al Parlamento europeo e una volta eletta è stata liberata, dopo 15 mesi di detenzione carceraria e uno di domiciliari, e il 15 maggio 2024 è rientrata in Italia, a Monza.

Nell’ottobre dello stesso anno, il Tribunale regionale di Budapest ha chiesto al Parlamento europeo di revocarle l’immunità per poter proseguire il procedimento penale. Il Parlamento, dopo aver esaminato la richiesta, il 7 ottobre 2025 ha deciso di non revocare l’immunità.

Una sorte diversa è toccata a Maja T. che nel frattempo è rimasta in carcere in attesa del processo.

Il 4 febbraio 2026 il tribunale l’ha condannata a otto anni di carcere. Le accuse contestate erano di tentata aggressione criminale con pericolo per la vita e aggressione criminale premeditata. La procura aveva chiesto una pena ben più severa, pari a 14 anni di reclusione.

Dopo la lettura del verdetto, Maja dichiarò di ritenersi vittima di una cospirazione politica, affermando che «sappiamo tutti che tipo di sentenza vuole il primo ministro ungherese», in riferimento a Viktor Orbán.

Ieri però la conferma della condanna, scontata del periodo passato in custodia cautelare. E stavolta Orban non c’era, infatti il nuovo premier ungherese, eletto il 9 maggio 2026, è Péter Magyar, esponente del Partito del Rispetto e delle Libertà; un partito di centrodestra alleato in Europa con il Ppe di Ursula von der Leyen.

Vale la pena ricordare che nel voto segreto del 7 ottobre 2025, una parte consistente degli eurodeputati Ppe votò contro la revoca dell’immunità parlamentare a Ilaria Salis.

Per l’europarlamentare di Avs però «continua a pesare il forte condizionamento politico esercitato dal regime di Orban, che ha segnato l’intera vicenda giudiziaria fin dall’inizio e nei suoi passaggi decisivi».

Una circostanza che, secondo Salis, sarebbe confermata anche dal fatto che l’Italia ha negato l’estradizione per Gabriele Marchesi «proprio sulla base dei rischi connessi alle condizioni delle carceri ungheresi».

E dal Parlamento europeo che quando ha negato la revoca della sua immunità «ha riconosciuto l’esistenza di un fumus persecutionis».

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