Per questo bisogna sottrarre l'agricoltura alle logiche della globalizzazione»: come non rimanere affascinati dalle parole forti, semplici e decise di Sforza Ruspoli, principe di antichissima casata, classe 1927, che, nell'epoca dell'«economia creativa» e di Internet rilancia l'alleanza tra l'uomo e la terra. Ieri Sforza Ruspoli, detto Lillio, circondato dal bel mondo romano, ha presentato il suo nuovo libro: «La terra trema - invito alla rivolta» (editore Pagine, 104 pagine, 12 euro), il più recente passo di un cammino antico finalizzato al recupero della tradizione rurale e cattolica del nostro Paese. Il titolo (preso in prestito dal film-capolavoro di Visconti) richiama a un Meridione povero e dignitoso. Le immagini della copertina sono ancora più esplicite: da una parte il baffuto Emiliano Zapata che guarda con severità al futuro, dall'altra Emilio Cuccia che volge le spalle al lettore. I simboli di una vita agricola pesante, ma irrinunciabile e di un industrialismo sfrenato, assistito e, alla fine, fallimentare. «È un pazzo in mezzo a un gruppo di pazzi, me compreso - afferma Marcello Veneziani intervenuto alla presentazione nel glorioso palazzo Ruspoli a largo Goldoni a Roma - ma invidio il suo saper non essere moderato in un mondo dove tutti pretendono di esserlo». Il principe, che è stato rimosso, ha annunciato lui stesso, dalla vicepresidenza della Banca del Mezzogiorno dove lo aveva voluto Tremonti, rilancia il primato dell'agricoltura e propone di sottrarla al sistema fiscale che la opprime. L'accademico Pontificio Guglielmo de' Giovanni Centelles sottolinea come Ruspoli contrapponga la stabilità dell'agricoltore alla delocalizzazione selvaggia di capitali, industrie e uomini che ha devastato l'Italia. Parole di elogio per la meritevole, anche se un po' solitaria, iniziativa dal regista Pasquale Squitieri che non ha mai sopportato la «colonizzazione del Sud operata dai Savoia».
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Ruspoli: agricoltura senza tasseIl principe presenta il libro «La terra trema». Veneziani: «È pazzo ma lo invidio»
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