Ad affondare il provvedimento sono stati in parte la procura di Milano, per la quale agli atti dei procedimenti non c'è nulla che andrebbe distrutto; in parte l'arco trasversale di forze per le quali, a questo punto, non c'è ragione per dare la precedenza al decreto rispetto ai disegno di legge in materia o alla necessità di nominare una commissione di inchiesta. La svolta è maturata nella seduta della commissione giustizia della Camera, quando il sottosegretario Luigi Li Gotti ha annunciato che la procura di Milano, sollecitata sul punto, ha confermato che agli atti dei suoi procedimenti non ci sono intercettazioni da distruggere, ma solo tabulati senza registrazione dei contenuti delle telefonate. Per lo stesso sottosegretario, sotto questo profilo vengono effettivamente meno i requisiti di necessità e urgenza per il decreto: requisiti che però resterebbero sotto un altro profilo, e cioè la necessità di colmare il vuoto normativo che attualmente permette le azioni di «dossieraggio». La richiesta di Li Gotti non sembra però aver convinto la commissione. Anche se la decisione se lasciar cadere o meno il decreto è stata rinviata di un giorno, per il relatore Paolo Gambescia (Ds), «un accordo di massima» in questo senso è già stato raggiunto».
Oggi verrà fatto decadere
Il decreto sulle intercettazioni viaggia verso un binario morto