Anzi, Paolo Virzì, è meglio di Moretti. Più simpatico, meno supponente, più disponibile, meno girotondista. La pellicola «N. Io e Napoleone», presentata alla festa del cinema di Roma, è piaciuta molto negli ambienti della maggioranza. Il suo è un antiberlusconismo delicato e metaforico. Mentre quello di Moretti, con il «Caimano», è diventato troppo tranchant. Ora, è giusto dare a Cesare quel che è di Cesare. E se è vero, come ha dichiarato Virzì, che ha cominciato a girare il film «mentre al governo c'era quella persona che non voglio neanche nominare (Berlusconi ndr)», la fine della produzione è capitata proprio in concomitanza con l'insediamento del nuovo esecutivo di Prodi. Un caso, forse. Ma che ha permesso al nuovo governo amico di riconoscere a Virzì un giusto contributo per la scoperta delle radici del «berlusconismo storico». E così al regista e alla casa produttrice «Cattleya» è andato un premio di due milioni e 200 mila euro. Lo ha deliberato la commissione per la cinematografia del Ministero dei Beni Culturali. La motivazione con cui il dicastero di Rutelli ha accompagnato l'assegno statale è una piccola dichiarazione d'amore: «Brillante e ambizioso progetto di impianto internazionale». Chapeau. Ma la sinistra al governo non dimentica altri autori che contribuiscono a garantirle l'egemonia culturale. Ha riconosciuto un finanziamento neanche tanto simbolico alla sperimentazione cinematografica del romanziere Alessandro Baricco. 300mila euro per la sua opera «Lezione 21» prodotta da Fandango. S. D.
A Virzì 2 milioni e 200 mila euro
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