Politica

La polemica

Adesso rischiano di aggiungere un altro elemento di divisione nel processo di costruzione del Partito Democratico. Loro sono i teodem, esponenti della Margherita che, secondo i maligni, rappresentato la «corrente cattolica» del leader Francesco Rutelli (in opposizione ai Popolari di Pierluigi Castagnetti e Franco Marini). Stavolta, però, a far finire Enzo Carra, Paola Binetti, Luigi Bobba, Emanuela Baio Dossi e Marco Calgaro sul banco degli imputati, non è un'ipotetica competition all'interno dei Dl, quanto il loro attacco ai valori del comunismo. Sabato, concludendo la loro tre giorni di dibattito e confronto, i teodem hanno presentato un documento dove si legge molto chiaramente che «il comunismo è stato sconfitto dalla storia» e, quindi, «qualsiasi ipotesi di approdo tardivo al Pse sarebbe per noi cattolici del tutto inimmaginabile». Una lettura che non è piaciuta al capogruppo dell'Ulivo al Senato Anna Finocchiaro che, in un'intervista a Repubblica, si è chiesta: «Con chi sbandiera così la propria identità come lo costruiamo un nuovo soggetto?». Per la senatrice diessina, infatti, «se si sbaglia progetto, la casa cade». Prova a smorzare i toni il ministro della Salute Livia Turco che sottolinea come «l'approccio giusto sia quello di Orvieto, quello del confronto e dello scambio. Quello della contaminazione». Diverse invece sono le preoccupazioni all'interno della Margherita dove Willer Bordon, presidente dell'assemblea federale del partito, si dice «preoccupato» anche per quello che sta accadendo. «Il rincorrersi di iniziative di parte sollecitate e sostenute anche da settori del gruppo dirigente con la forzatura di identità separate e contrapposte - osserva - rischia di far saltare la nostra esperienza, che ha segnato il punto più avanzato, sulla scia dell'Ulivo, di sintesi delle grandi culture riformiste e di superamento delle divisioni in politica tra laici a cattolici». E, mentre l'Ulivo si divide sulle teorie dei teodem, anche gli alleati cominciano a far sentire la propria voce. Per il segretario di Rifondazione Franco Giordano, ad esempio, «dentro l'idea della morte del comunismo e del socialismo si vuole derubricare l'idea di una trasformazione della società italiana». «È finita - continua - l'idea delle contrapposizioni identitarie e poi, per usare un eufemismo, non mi pare proprio che ci siano tutte luci sul cinquantennio che abbiamo alle spalle. Non si può camminare avanti con lo sguardo all'indietro, non si va lontano». Mentre il cattolico Clemente Mastella contesta la diversità di anime all'interno di quello che dovrebbe diventare il Partito Democratico. «Seguo il dibattito animato dai teodem - commenta -. Francamente non riesco più a capire. I partiti si fanno avendo la stessa weltanshaung, gli stessi valori. Si possono fare alleanze, ma un unico partito diventa atipico».

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