Tetto antitrust agli spot. Il soggetto in posizione dominante nel mercato della raccolta pubblicitaria, cioè che supera la soglia del 45% dei ricavi, deve limitarsi a trasmettere pubblicità (telepromozioni comprese) non oltre il 16% di ogni ora di programmazione (e non più il 18%). Tale misura, però, non si applica più nel momento in cui il soggetto abbia trasferito sul Dtt (o sul cavo o sul satellite) una rete analogica. In pratica, Mediaset non dovrà più attenersi al tetto del 16% una volta che avrà trasferito una rete sul digitale. Tetto antitrust ai programmi, anche per la pay tv - In base al Testo Unico della Radiotelevisione, nessun soggetto può controllare più del 20% dei programmi irradiabili: il ddl estende tale limite anche alla pay tv. Frequenze. Sono il punto forse più «caldo» del provvedimento. Le «vecchie» frequenze analogiche non coordinate a livello internazionale o ridondanti dovranno essere liberate e restituite allo stesso ministero entro un anno dall'approvazione della legge. Stop al trading. Fermo restando il «doppio regime» per le frequenze liberate con il progressivo passaggio al digitale terrestre - cedute quelle acquisite con il trading, restituite al ministero perché le metta all'asta quelle residue o acquisite con altre modalità - il ddl dice basta al trading, cioè impedisce la possibilità di acquisire ulteriormente impianti e frequenze a chi abbia più di due reti analogiche nazionali (leggi Rai, Mediaset e per ora, fino a dicembre, anche Telecom).
La legge
Argomenti