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Alleati-nemici

Bush, Karzai e Musharraf: cena delle beffe alla Casa BiancaIl presidente americano vuole convincere i «colleghi» di Afghanistan e Pakistan ad aiutarlo nella caccia al leader di Al Qaeda

Ma la cena rischia, lo stesso, di rivelarsi indigesta. Dopo avere trascorso la giornata facendo campagna elettorale nel Tennessee, per il voto politico di midterm del 7 novembre, il presidente statunitense George W. Bush ha invitato a cena, alla Casa Bianca, i presidenti afghano Hamid Karzai e pachistano Pervez Musharraf, due alleati nella guerra al terrorismo che si guardano, però, con reciproca diffidenza. Domani, poi, Bush avrà ospite il presidente kazakho Nursultan Nazarbayev, che sta già godendosi la casa di famiglia del presidente, a Kennebunkport, nel Maine, in compagnia dell'ex presidente George Bush e della ex first lady Barbara. L'accoglienza estremamente amichevole riservata a Nazarbayev, che sarà l'uomo forte di un Paese ricco di petrolio, ma non è certo un leader rispettoso di democrazia e diritti umani, sta suscitando proteste e polemiche negli Stati Uniti. Nazarbayev sta cercando, e ottenendo, uno statuto da leader regionale. Karzai e Musharraf sono in America dalla scorsa settimana: prima, all'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York; poi, a Washington e altrove. Qui, sono di casa, si trovano bene: il pakistano ha un libro appena uscito (In the line of fire) da promuovere; l'afghano non fa mistero che, quando finirà di fare il presidente, vorrebbe tornare a lavorare in America, come ha già fatto per la Cia. Ma la cena triangolare alla Casa Bianca, inedita, è un «mal di pancia» per tutti i protagonisti: Bush, che l'ha voluta, l'ha preparata accogliendo separatamente, nei giorni scorsi, i due «amici nemici». E, prima di mettersi a tavola, ha pensato a una dichiarazione alla stampa, avendo accanto Karzai e Musharraf: una foto ricordo, un pegno d'alleanza e unità. L'altro ieri, scherzando, Bush, in una conferenza stampa congiunta con Karzai, aveva detto che avrebbe studiato il linguaggio del corpo dei suoi due commensali per capire quali sono davvero i loro rapporti. «Mi comporterò bene», aveva assicurato l'afghano, tanto elegante quanto il pakistano pare sempre approssimativo nell'abbigliamento. Karzai si lamenta che i combattenti taleban, che fanno la guerra al suo governo e cercano di riprendere il controllo del Paese, trovano rifugio al di là della frontiera con il Pakistan, in aree abitate da tribù loro favorevoli. E vede con sospetto l'accordo concluso tra Musharraf e capi tribù pashtun — l'etnia dei taleban (e la sua, peraltro) — chiede la chiusura delle scuole islamiche, le cosiddette madrassas, che, a suo giudizio, insegnano l'integralismo e l'odio. Musharraf replica invitando Karzai a mettere ordine in casa propria, dove le tensioni etniche minano sicurezza e stabilità: «Il presidente afghano si preoccupa più di se stesso che del suo Paese — ha detto alla tv canadese Cbc — dovremmo lavorare insieme, ma non credo che sia sempre onesto: è un pashtun lui stesso e sa bene che cosa sta succedendo sul terreno». Bush, dal canto suo, si dichiara fiducioso che Afghanistan e Pakistan collaborino nella lotta al terrorismo e spiega che è nell'interesse di Karzai e Musharraf catturare Osama Bin Laden, il capo di Al Qaeda.

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