Numerosi esponenti del centrosinistra hanno reagito alle accuse contro-accusando il Cavaliere. Da Alfonso Pecoraro Scanio ad Antonio Di Pietro, da Oliviero Diliberto a Giuseppe Giulietti a Roberto Villetti la risposta è una sola: da che pulpito viene la predica, visto che «in qualsiasi Paese europeo Berlusconi non sarebbe mai diventato presidente del Consiglio». E, alla richiesta del centrodestra di vedere e ascoltare il Professore in Parlamento, la replica del centrosinistra è: nessuna gogna parlamentare per Prodi. Anzi, in Aula si discuterà piuttosto di come risollevare i bilanci di Telecom. «È tempo di ritrovare il gusto della sfida industriale - osserva il segretario della Quercia Piero Fassino - dell'investimento che crea lavoro e innovazione. È proprio questa la lezione della crisi Telecom, un'azienda così strategica per il nostro sistema industriale del cui destino è giusto che si discuta in Parlamento». Nel centrosinistra, però, non sembra esserci univocità di vedute sul futuro dell'azienda. Dalla sinistra radicale si ipotizza una ri-statalizzazione. «Sono d'accordo con Rovati...», scherza Diliberto, che spiega di non essere «fautore del dirigismo» ma di vedere di buon occhio «alcuni mirati interventi di partecipazione statale». «Bene il dibattito parlamentare - sembra dargli ragione il presidente dei senatori del Prc Giovanni Russo Spena - a partire dalla constatazione del fallimento delle privatizzazioni all'italiana». No al ritorno al «carrozzone pubblico», è la replica implicita alla sinistra radicale di Daniele Capezzone (Rnp), presidente della commissione Attività Produttive di Montecitorio. E, in ogni caso, assicura il ministro dello Sviluppo Economico Pierluigi Bersani non c'è «nessunissima intenzione» di '«rizzazione» di Telecom. Il governo, puntualizza il ministro diessino, «non vuole fare più di quello che deve fare; ognuno fa la sua parte ma Telecom è un oggetto di una certa rilevanza su cui anche noi siamo interessati a capire il nuovo scenario». Tutto il resto, a partire dal dibattito sul dirigismo del governo, è, come sottolinea il premier Romano Prodi, «polemica astratta».
Il punto
La sinistra torna unita soltanto contro il Cav«È lui che in un Paese civile non sarebbe mai diventato presidente del Consiglio»