Politica

Contro il decreto Bersani

Avvocati di nuovo sul piede di guerraDa oggi fino a sabato 23 la protesta con l'astensione delle toghe da tutte le udienze

Dopo le proteste dei mesi scorsi i legali torneranno a incrociare le braccia ancora per sei giorni. La nuova agitazione è stata proclamata dall'Organismo Unitario dell'Avvocatura su mandato dei presidenti degli Ordini degli avvocati e delle associazioni rappresentative della categoria. Anche le Camere penali - che pure non hanno pienamente condiviso l'azione dell'Oua e le improvvisate manifestazioni di piazza di drappelli di avvocati - aderiscono all'iniziativa. L'astensione riguarderà tutte le udienze: civili, penali, amministrative e tributarie, salvi i casi previsti dal codice di autoregolamentazione. Gli avvocati, che già avevano protestato nel luglio scorso con 13 giorni di sciopero contro il decreto Bersani ormai approvato dalla Camera in via definitiva, giudicano «del tutto insoddisfacenti» le modifiche apportate con la conversione in legge del provvedimento e «ben lontane - spiega il presidente dell'Oua, Michelina Grillo - da quelle attese dall'avvocatura». Altre iniziative potrebbero essere decise al Congresso Nazionale Forense, che si terrà a Roma dal 21 al 24 settembre. Nel mirino dei legali non c'è comunque solo la legge Bersani: «Si stanno moltiplicando - si legge nel documento che ha proclamato l'astensione - iniziative assunte o preannunciate da esponenti di rilievo della maggioranza di governo, connotate da una marginalizzazione e uno svilimento della professione forense sempre più significativi». Indice di questa tendenza sono «l'approvazione del regolamento di esecuzione del cosiddetto indennizzo diretto, la ripresa del progetto delle class action, la pubblicazione della disciplina attuativa della normativa sulla conciliazione in materia societaria, nonchè le minacce dell'autonomia e dell'indipendenza dell'apparato previdenziale forense». Il Consiglio nazionale forense, con un documento di osservazioni inviato dal presidente, Guido Alpa, ha precisato comunque che l'abolizione delle tariffe minime non esclude che le parti possano accordarsi tra loro e che, comunque, eventuali richieste di compensi inferiori al minimo tariffario risulterebbero deontologicamente non corrette. Mentre l'eventuale «premio» riconosciuto dal cliente per i risultati ottenuti già era previsto. Anche per quanto riguarda la pubblicità, in realtà, si ammette che per molti aspetti i contenuti del divieto rimosso erano già stati soppressi nel codice deontologico vigente. Quanto ai «distinguo» sull'adesione all'astensione, Ettore Randazzo - Presidente delle Unione delle Camere Penali, che riunisce la maggior parte dei penalisti - ha spiegato che «parteciperemo allo sciopero contro la legge Bersani, che è fondatissimo, ma contestiamo la legittimazione dell'Oua che l'ha proclamato». Molti tra i legali non hanno, infatti, gradito la contrapposizione frontale - col governo - e avrebbero preferito la ricerca dei dialogo. La contestazione nei confronti dell'Oua riguarda anche il documento sullo sciopero: «L'indennizzo diretto, è solo un aspetto secondario e minimale - dicono i penalisti - rispetto all'aggressione alla funzione del difensore e al taglio delle spese di giustizia». Comunque sia, per una settimana la giustizia subirà, inevitabilmente, un nuovo rallentamento.

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