È quanto hanno annunciato, in un comunicato unitario, le organizzazioni sindacali Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil. Le tre sigle contestano «le ultime decisioni annunciate» e sottolineano i rischi per la «tenuta occupazionale». Secondo i sindacati, che sollecitano anche un incontro con il Governo, «la possibile vendita di Tim rappresenterebbe una scelta indifendibile in quanto la società di telefonia mobile è rimasta l'unica azienda ad avere un controllo nazionale e si è sempre distinta per la capacità di generare cassa e per l'elevato contenuto professionale dei lavoratori che ne hanno fatto una leader nazionale e internazionale». «Alla base di tale decisione - continuano - esiste principalmente una motivazione di carattere finanziario che tende al ripianamento del debito contratto con l'Opa del 2000 e il successivo ingresso del gruppo Pirelli nel 2001». L'azienda jha già programmato una riunione con i sindacati per domani. E la segretaria generale dell'Ugl Renata Polverini annuncia: «Chiederemo maggiori chiarimenti su quanto sta accadendo, ma ci aspettiamo che anche il Governo intervenga al fine di garantire l'integrità del Gruppo e la salvaguardia dei livelli occupazionali».
I sindacati
Già pronti
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