Perché tutto ciò che il premier aveva promesso di realizzare sono rimaste lettera morta. Il 16 marzo scorso, in piena campagna elettorale, infatti, l'allora candidato dell'Unione aveva ammonito: «Non capire dove va il mondo è uno degli errori più gravi che un politico può fare». Aveva attaccato: «Serve una strategia nazionale». E aveva espresso parole pesanti contro i governatori: «La presentazione delle singole Regioni non sta nè in cielo nè in terra. Non si possono fare queste cose». Lasciando intendere di condividere la proosta di un cambio di regia, Prodi aveva avvertito che oggi «il problema è piuttosto quello di adeguare il nostro sistema produttivo. Dobbiamo diventare il punto di arrivo dell'attività economica cinese, visto che l'Italia ha un posizionamento geografico straordinario». In realtà, il governo non ha preso nessun provvedimento. Tanto che la tanto decantata cabina di regia è rimasta lettera morta. E anche se la missione cinese dovrebbe avere un imprinting economico, il premier nella conferenza stampa non può che spendersi solo le questioni prettamente politiche. E avverte che saranno i diritti umani al centro della missione diplomatica. Il presidente del Consiglio, insieme al vicepremier e ministro degli Esteri Massimo D'Alema (ma mostra interessamente anche l'altro vicepremier Francesco Rutelli per la parte che riguarda il turismo), stanno seguendo le orme del segretario generale dell'Onu Kofi Annan, in fatto di figure «mediatrici» con i paesi dell'Est. Parte dei colloqui in Cina saranno dedicati alla forza Onu: Prodi, infatti, solleverà tra le altre cose anche il problema della crescita dell'impegno cinese nelle missioni di pace: «Un tema serio, opportuno e importante - ha detto il premier - Nell'Unifil infatti ci sono 185 militari cinesi. Con Kofi Annan ci siamo chiesti nei giorni scorsi se non fosse opportuno un aumento dell'impegno cinese». L'ipotesi di ulteriori contributi cinesi alla forza Onu, peraltro, da una parte avvicinerebbe ancor di più lo stato asiatico all'Europa mentre, dall'altra, farebbe tirare un sospiro di sollievo a Kofi Annan, che ancora non ha trovato tutti i peacekeepers necessari al completamento di Unifil. Infine, questa eventualità non troverebbe neanche l'opposizione di Israele. I due paesi hanno stabili rapporti commerciali e relazioni diplomatiche (la Cina ha un'ambasciata a Tel Aviv e Israele una a Pechino). Sergio D'Elia (Rnp) ha preso atto «con piacere dell'annuncio fatto da Prodi, di voler sollevare la questione dei diritti umani nel corso della sua visita in Cina. Se alle parole seguiranno i fatti - ha sottolineato - sarebbe una piccola ma significativa svolta nei rapporti Italia-Cina dopo le ultime visite di stato di Berlusconi nel novembre del 2003 e di Ciampi nel dicembre del 2004». F. D. O.
Il caso
E il Prof se ne va in Cina. Senza la «cabina» promessa