Politica

«Tutta in un anno la manovra

da 35 miliardi»

E non verrà «spalmata» su più anni. Almeno è questa l'idea del governo. Lo ha annunciato il ministro per lo Sviluppo economico Pierluigi Bersani, «rubando» il lavoro al ministro dell'economia Padoa Schioppa, che ieri pomeriggio ha chiuso il ventisettesimo meeting di Comunione e Liberazione parlando del libro «Dall'utopia alla presenza» scritto da Don Giussani, il fondatore di Cl. «Siamo fermi al Dpef e ragioniamo a un anno — ha detto Bersani — Più profonde sono le riforme strutturali che introdurremo e più potremo vedere come esse potranno mettersi a frutto nel tempo. I tagli sono spesso come come pensare di fermare l'acqua con le mani. Le riforme invece portano a risultati più stabili, anche se magari arrivano più tardi», ha aggiunto rispondendo indirettamente al presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo, che un'ora prima aveva chiesto riforme strutturali per modernizzare l'assetto del Paese e rilanciare le imprese. Poi, a chi gli chiedeva se la tassa di successione non verrà reintrodotta come affermato dal vice premier Francesco Rutelli ha risposto secco: «Credo che staremo nel programma. Anzi ritengo che bisogna stare nel programma» in tema di tasse di successione e armonizzazione delle rendite finanziarie. Ma a Bersani è arrivato un attacco del ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero, per nulla contento di una manovra in un anno solo: «La prossima legge finanziaria dovrà essere coerente con il programma dell'Unione — ha commentato — e dovrà perciò essere spalmata su due anni in modo da recuperare le risorse dall'elusione e dall'evasione fiscale e non attraverso tagli alle spese sociali. In particolare, non ci potrà essere alcun taglio alle pensioni». La conferenza stampa di Bersani e di Giancarlo Cesana, uno dei leader di Cl, è stata un'occasione colta dal ministro Ds amato dai «ciellini» e ospite di lunga data del meeting di Rimini per affrontare il tema delle liberalizzazioni e replicare così, anche su invito dei cronisti, alle affermazioni di Montezemolo con il quale l'esponente dell'esecutivo si incontrerà nei prossimi giorni. I due si sono brevemente incontrati al margine della manifestazione. «Martedì ho una convention e poi ci incontriamo», ha detto il presidente di Confindustria a Bersani. E poi ha aggiunto con ironia: «Noi siamo in funzione delle liberalizzazioni, malgrado Veltroni...». Oltre a chiedere riforme Montezemolo aveva sottolineato che, sebbene i dati sull'evasione fiscale siano imbarazzanti, bisogna fare attenzione «a non dare la sensazione di vendetta». Aveva spiegato la necessità di concorrenza e liberalizzazioni, precisando però che non bastano quelle su taxi e farmacie. «Non mi sottraggo a queste critiche sul decreto - ha replicato Bersani - Ma non dobbiamo demonizzare subito le iniziative del governo, sostenendo che uno fa il vampiro. Noi andremo avanti sulla strada della lotta all'evasione e non ci faremo intimidire». E a proposito di intimidazioni, Bersani si è voluto togliere «un simpatico sassolino dalla scarpa» rivelando il suo stupore per «come nel Paese ogni limitato cambiamento» debba suscitare certe reazioni. «Io nel '96 ho fatto le liberalizzazioni del sistema elettrico e ho ricevuto minacce dalle Brigate Rosse che mi hanno costretto a girare con la scorta. Oggi sono dovuto tornare ad avere la scorta. Io non la voglio, la scorta. Voglio un Paese civile». E, sempre replicando in modo indiretto a Montezemolo, ha concluso: «Dimostreremo tra qualche settimana che non ci siamo occupati solo di assicurazioni, farmacisti e altro ma anche di industria. Andremo avanti. Non annuncio niente, ma ci sono diversi temi da affrontare. Primi fra tutti, quelli relativi agli ordini professionali, alle telecomunicazioni e, ancora una volta, all'energia».

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