Politica

Berlusconi, il ritorno del leader

Non è il Berlusconi di sempre, ma almeno è lui. In carne e ossa. Il Cavaliere si era quasi eclissato al termine della lunga tornata elettorale. E dopo un'estate passata in Sardegna tra Billionaire, Sopraesotto e Villa Certosa, riappare. E riappare in versione casual, camicione blu e pantaloni scuri, niente doppiopetto Caraceni, niente cravatta di Marinella. Solo un golfino azzurro, mantenuto rigorosamente sulle spalle per proteggersi dall'aria condizionata. Insomma, è Berlusconi. Raffreddato, influenzato, malaticcio ma di buon umore appena partono i cori da stadio ad accoglierlo. Resta sul palco per quasi un'ora assieme a Roberto Formigoni, parla, risponde alle domande. E spiega che cosa vuole fare da grande: restare in politica per ora. Ovazione. «Registro che una metà degli italiani mi detesta — spiega — l'altra metà mi adora. Se mi ritirassi, deluderei questa seconda parte che finirebbe per odiarmi anch'essa. Per questo vado avanti». Altra ovazione. Chiarito questo aspetto, il leader della Cdl (almeno ieri ha parlato da leader di tutta la coalizione) disegna il futuro del centrodestra. Berlusconi sogna una federazione dei partiti della Casa delle Libertà e, a medio termine, «un grande partito dei moderati». Niente stoccate a Casini, salvo un accenno molto indiretto quando l'ex premier parla della «necessità chiara a tutti di restare uniti». «La mancata unanimità su diverse questioni ci ha impedito di fare molte cose. Occorre che la coalizione faccia perlomeno un passo in avanti e si trasformi da semplice coalizione in una federazione di partiti retta dal principio della democrazia». Il leader della Cdl pensa anche di fissare delle regole interne: «Su ogni decisione si vota con un coefficiente necessario magari elevato, anche l'80% dei voti rappresentati dalla coalizione. Ma se c'è un un solo partito che dice no, quel partito per restare nella coalizione deve adeguarsi alla maggioranza». Lancia una sfida ai giovani: «Voi siete i più sensibili alle esigenze della politica: perché non assumete voi per primi l'iniziativa di far nascere i circoli della libertà?». Non solo. L'altro messaggio chiaro Berlusconi lo lancia sulla tattica da mantenere. E per ben due volte parla espressamente di «opposizione dura anche nel Paese». E la seconda evoca anche più chiaramente la piazza: «La sinistra contro di noi ha effettuato diecimila proteste l'anno, non ci sarebbe nulla di strano se i moderati manifestassero contro l'attuale governo». E ricorda che intende anche svolgere un ruolo a livello internazionale. Racconta che ha avuto una telefonata con Prodi e che nel corso della conversazione ha spiegato come «visto che l'Italia contribuisce per il 7% la Nato e per il 5% l'Onu, la nostra parte nel contingente da inviare in Libano non deve superare quelle quote». Dunque, deve essere al massimo tra i 1000-1200 soldati e non tremila come attualmente immaginato. E comunque, secondo il Cav, i caschi blu devono «disarmare Hezbollah». Ma Berlusconi non parla solo da politico. E con i cronisti si concede una serie di battute sulle sue feste e vacanze estive. Ad esempio sul vulcano di villa La Certosa. «Rivelandone l'esistenza i giornali mi hanno rovinato il giochino». «Il vulcano — racconta Berlusconi — è dato da una serie apocalittica di massi che sono caduti nella sera dell'Apocalisse e che dalla cima della montagna scendono fino al lago. A un certo momento — racconta, spiegando il funzionamento — ricevevo una telefonata, si spegnevano tutte le luci del lago e un marchingegno infernale provocava le onde del lago. Si ballava un po', poi si sentiva tremare tutto, in alto si levavano 10 metri di fuoco che piano piano scendeva giù come la lava vera. A quel punto, tutte le ragazze avevano paura e io me le abbracciavo... Ora - sospira rivolta ai giornalisti - mi avete rovinato il giocattolo. Ma io ne ne ho in serbo un altro. Lo scoprirete tra due anni. Potrebbe chiamarsi "L'inferno che inghiotte i peccatori"». Dell'incontro con una militante di Fi appena rientrata dalla Sardegna che lamenta un

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