Anche se era giusto andare, il nodo di fondo è la questione palestinese». Il senatore a vita Giulio Andreotti è al meeting di Rimini, dove ieri sera,sfoggiando la sua consueta e caustica ironia, e dopo i fischi e le contestazioni dei giorni scorsi, ha strappato a settecento ciellini (e non) presenti nella sala Neri molti sorrisi e qualche risata. Si è parlato della rivoluzione ungherese del '56, un'insurrezione stroncata nel sangue dalle truppe sovietiche. E' molto lontano dall'Ungheria, senatore, ma oggi i pericoli sembrano venire dal Medio Oriente. Qual è il nodo della questione? «Il punto centrale è il problema politico dei rifugiati palestinesi, che da cinquant'anni vivono in Libano. Sono circa novecentomila persone che non hanno alcuna prospettiva futura. Se gliele diamo non avranno bisogno di hezbollah o altra roba del genere....». Era giusto andare? E' d'accordo sulla nostra partecipazione alla missione di pace sotto l'egida Onu? «Per quanto riguarda quella che si prospetta come un'operazione di polizia, era giusto andare. Ma così non si risolve il problema di fondo. L'unica possibilità di allentare almeno l'antagonismo esistente fra i popoli di quell'area è che i libanesi accettino forme di integrazione dei palestinesi, magari anche con un grosso aiuto internazionale». Crede che Prodi sia stato precipitoso e incauto a promettere l'invio dei nostri soldati senza verificare prima le condizioni? «Il problema esisterebbe con o senza Prodi».
La polemica
Andreotti: «L'intervento dell'Onu non risolverà la crisi in Medio Oriente»
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