Ad aprire è innanzitutto il governo con il ministro per i Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti che dice chiaramente di essere disponibile ad un «patto per la Finanziaria» augurandosi però che «alle parole seguano comportamenti coerenti». «Trovo ragionevole - aggiunge - che per il futuro si arrivi a un patto. Il governo non intende mettere la fiducia su questo importante provvedimento e vuole confrontarsi a fondo e nel merito». Apertura al confronto, anche se con toni diversi, dal coordinatore della segreteria della Quercia Maurizio Migliavacca: «Il governo sta producendo uno sforzo notevole sulla politica estera e sulla politica economica e si prepara a sfidare se stesso e la società italiana con una legge Finanziaria che determini un'accelerazione nell'azione riformista, tenendo insieme le ragioni dell'innovazione, dello sviluppo, della equità sociale. Questa sarà l'occasione per l'opposizione di dimostrare se ha un qualche interesse generale e quale ruolo intende giocare nel processo di modernizzazione del Paese». E se anche il capogruppo della Rosa nel Pugno Roberto Villetti invita a non far cadere le aperture che arrivano dall'opposizione, la sinistra radicale alza il muro. Perplessità arrivano dal presidente della Camera Fausto Bertinotti secondo cui: «La distanza tra dialogo e accordo è pressoché abissale». «Il dialogo - aggiunge - è una categoria che va necessariamente ricercata al fine di rendere trasparenti le proprie posizioni per la convivenza democratica. L'accordo, invece, è un'altra cosa, implica una condivisione programmatica che francamente non vedo neanche da lontano». Duro anche il giudizio dei Comunisti Italiani. «Una manovra del genere potrebbe mai essere ben vista dal corpo elettorale dei Ds?» si chiede il capogruppo del Pdci alla Camera Pino Sgobio. E aggiunge: «Se hanno queste intenzioni benissimo, a quel punto si torna a votare». Mentre Marco Rizzo non ha dubbi: «Gli elettori non capirebbero uno schieramento che arriverebbe a comprendere da Fini a Bertinotti».
Il caso
Chiti: «Patto con il centrodestra sulla Finanziaria». E l'Unione si divide