Politica

Di Pietro in piazza contro il governo

Mentre infatti il provvedimento che riduce di tre anni la pena carceraria per chi non si è reso colpevole di crimini socialmente troppo gravi procede secondo programma a Montecitorio, il leader dell'Italia dei valori si accaparra la quotidiana scena politica con protagonismo giustizialista. Ribadisce innanzitutto che lui vuole escludere dall'atto di clemenza anche i reati finanziari e quelli contro la pubblica amministrazione; si premura di assistere in aula a tutto il dibattito generale sul ddl; avverte con un comunicato che fin quando non sarà votato l'indulto sospende ogni attività da ministro; chiede con insistenza, ma senza esito, alla sua maggioranza un vertice immediato sull'argomento; dialoga con i fedelissimi sul suo blog per chiedere conforto alla sua intransigenza; e promuove per questa mattina un sit-in davanti alla Camera durante le votazioni sul testo tanto discusso. Ma non chiarisce se porterà fino alle estreme conseguenze la sua minaccia di dimissioni in caso di via libera a questo indulto. Anzi dice testualmente che la questione di una sua eventuale fuoriuscita polemica dal governo è «un fuorviante balletto». E poi aggiunge: «Cosa farò io lo saprete il giorno dopo». Intanto il resto delle forze parlamentari assiste con perplessità, ma anche con malcelata irritazione, a questo one-man show politico. Quasi tutti infatti gli ricordano polemicamente (specie nella sua coalizione) che l'indulto richiede un maggioranza qualificata. E che quindi la sua natura va concordata necessariamente al di là della sola Unione. Ma molti si dissociano anche dal suo tentativo di «previtizzare» (il neologismo efficace è del radical-socialista Daniele Capezzone) il provvedimento. «Se la tesi è che sull'indulto non si deve fare nessun accordo con l'opposizione, allora occorre avere l'onestà di dire che si è contrari all'indulto - commenta infatti il vicepresidente del Senato Gavino Angius (Ds) - Evitare di fare questa misura solo perchè due o tre persone eccellenti non debbano beneficiarne non mi sembra una cosa giusta». «Questo provvedimento va approvato senza che si attui la strategia del carciofo - afferma a sua volta Capezzone nel suo intervento in aula sull'indulto - Quella di chi punta, un pezzo alla volta, a spolpare la norma per ridurne la portata». Altrettanto realistica la posizione dell'Udeur. «Il testo dell'indulto segna il punto di equilibrio di quella maggioranza necessaria ad approvarlo - dice Gino Capotasti - Noi sosteniamo questo provvedimento di clemenza sin da quando il Santo Padre lo richiese in aula». Fra gli effetti collaterali di questa intransigenza dell'ex pm c'è comunque un rigurgito di opposizione dura e pura al provvedimento anche da parte degli altri due parti (Lega e Alleanza nazionale) che ad esso sono da sempre ostili. Ma le dichiarazioni di circostanza di Roberto Maroni per il Carroccio e di Filippo Ascierto per An non sembrano preludere ad alcuna forma di ostruzionismo spinto. Ma in realtà l'unica correzione che potrebbe forse emergere dalle votazioni d'aula di domani sembra quella che propone di escludere dall'indulto anche i reati di estorsione e usura. La suggeriscono infatti, da versanti opposti, sia Marco Minniti (Ds) che Alfredo Mantovano (An).

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