Politica

Il governo

Pronta la mano pesante

La linea assunta dal governo ha due facce: da una parte si lascia aperta la porta al dialogo al ministero dello Sviluppo di Pierluigi Bersani; dall'altra si avverte, come ha detto lo stesso presidente del Consiglio Romano Prodi, che «il governo va avanti anche se non c'è l'accordo». E che non intende accettare che i tassisti usino l'arma del blocco del traffico nelle città e agli aeroporti. L'avvertimento ai tassisti era arrivato già subito dopo il Consiglio dei ministri della mattinata, al termine del quale il sottosegretario Enrico Letta aveva definito «inaccettabile» il blocco, avvertendo che il governo si riserva ogni decisione per garantire la continuità del servizio. Mentre il vicepremier Francesco Rutelli, che in Consiglio dei ministri ha fatto un intervento molto duro su questa questione, ha ipotizzato che le misure adeguate potrebbero essere la precettazione dei tassisti, ma anche il rilascio di licenze temporanee. A dare manforte al governo, il capogruppo dei Popolari-Udeur alla Camera, Mauro Fabris, si è detto fautore del dialogo. Mentre il capogruppo alla Camera dell'Italia dei valori, Massimo Donadi, sosteneva che con il blocco i tassisti si mettono «dalla parte del torto». Non mancano però, anche nella maggioranza, voci che mettono l'accento più sulla ricerca dell'accordo che sulla linea dura. Così fa Pino Sgobio, del Pdci, che giudica «non del tutto infondati» i timori dei tassisti. Sul fronte dell'opposizione, particolarmente attivo è Gianni Alemanno, di An, per il quale il «conflitto sociale» può essere evitato, ed è possibile un accordo che vada incontro alle ragioni dei tassisti senza rinunciare all'obiettivo di potenziare il servizio pubblico. Per questo, Alemanno invita Enrico Letta a non «mostrare i muscoli» con dichiarazioni come quella sulla inaccettabilità dei blocchi. Il sindaco di Roma Walter Veltroni, di nuovo nelle vesti del mediatore, ha puntualizzato, infine, che non si può assimilare al cumulo perchè il cumulo deprezza il valore della licenza, mentre la doppia targa ne apprezza il valore.

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