Tutti i posti di vertice sono occupati da femmine di polso. Che tra l'altro hanno tutte un tratto in qualche modo in comune: sono sobrie, silenziose, lavoratrici. L'ultimo posto in cui è giunta una donna è quello di capo ufficio stampa. Che da ieri non è più occupato da Salvatore Sottile, coinvolto di recente in una ridicola inchiesta giudiziaria (davvero c'è chi dovrebbe cambiare mestiere). È arrivata Rita Fantozzi, trentotto anni, giornalista che proviene dall'Adnkronos. La prima volta che ha messo piede in via della Scrofa faceva ancora l'attacchina dei manifesti. Ed era nel partito già da un pezzo. Ha iniziato dai piani bassi. È stata segretaria di Maurizio Gasparri, dal quale ha poi «divorziato»: il suo sogno era il giornalismo e oramai lavorava di più al Secolo d'Italia che con l'allora coordinatore del partito. La sua grande passione erano gli spettacoli e così decise di intraprendere una strada autonoma, senza l'aiuto dei maggiorenti di An: e anche questa è una rarità da quelle parti. Conosce a menadito la destra dal primo intellettuale all'ultimo usciere andata e ritorno. Conosce anche un po' la Rai, per aver lavorato a Domenica In. Ma non come valletta, come autrice. Non tradirebbe mai Fini, An forse sì. Ma solo per la Roma, l'altra sua grande passione. Mingherlina, si muove a scatti e legge molto. Per il partito la sua nomina è una piccola rivoluzione. O forse un altro piccolo passo di una rivoluzione che è iniziata da lontano e che ha portato le donne di destra, senza alcuna quota rosa, a scalare le posizioni. Ha cominciato Flavia Perina, che dirige proprio il Secolo, il giornale del partito. Forse quella più in vista è Giorgia Meloni, che vinse un infuocato congresso di Azione Giovani, l'organizzazione dei ragazzi di destra, due anni e mezzo fa. Oggi la Meloni è stata ulteriormente premiata visto che Fini l'ha voluta nella carica istituzionale più alta ora ricoperta da un esponente del suo partito: vicepresidente della Camera, a soli 29 anni per giunta. Prima però, sul finire della scorsa legislatura, proprio a Montecitorio An aveva rotto un altro tabù, scegliendo per la prima volta una donna relatrice della legge più importante, la Finanziaria. Era toccato a Daniela Santanché guidare la Manovra al vaglio del Parlamento. Una ventata rosa che ha coinvolto anche ciò che ruota attorno al partito di Fini, come il sindacato: l'Ugl l'ha eletta segretario cinque mesi fa. Ma si tratta di un vento che viene da lontano. Non è un caso che per la prima volta alla guida del Paese, la destra scelse anche una donna come Adriana Poli Bortone che andò, nel 1994, al ministero per le Politiche Agricole. Oggi è il sindaco più in vista per i finiani, a Lecce. C'è chi sostiene che in realtà, a differenza del più classico stereotipo che vuole An (e prima il Msi) il partito più machista del Parlamento, le donne hanno sempre occupato un ruolo di grande importanza. «Molto spesso non sono state al centro dell'attenzione, ma questo non vuol dire che non abbiano svolto ruolo determinante nella storia della destra», spiega Annalisa Terranova, una delle studiose più attente del Msi prima e di An dopo, che sta per pubblicare per Mursia un libro dal titolo emblematico, «Fasciste». In pratica un excursus storico proprio sul ruolo delle donne: «Ci sono state le ausiliarie - spiega Terranova - che magari non sono mai state narrate. E più avanti grandi donne come la giornalista e intellettuale Gianna Preda o una delle prime deputate come Iole Lattari che ebbe compiti fondamentali soprattutto nella riforma della scuola, come dimostrano i suoi interventi in aula». Insomma, il vento viene davvero da lontano. O meglio: c'è sempre stato. F. D. O.
IL CASO
Fini sceglie un portavoce donna Ormai comanda il «gentil sesso»