Politica

Il caso

Napolitano, il regista silenzioso (e dietro le quinte) della prima larga intesa

Un sì annunciato da Silvio Berlusconi, un sì che il capo dello Stato giudica «positivo» nel merito e per il significato politico più generale che assume. È infatti un ulteriore passo nella direzione auspicata dall'Inquilino del Colle fin dal giorno dell'insediamento: del dialogo rispettoso fra maggioranza e opposizione e della convergenza sulle grandi questioni, come questa, che vedono impegnato non questo o l'altro schieramento, ma il paese intero. Con il giro d'orizzonte che nelle scorse settimane ha visto sfilare i leader politici al Quirinale (tutti, tranne Umberto Bossi, consultato però quasi «a domicilio», alla Prefettura di Milano), Napolitano aveva già incassato un sì più o meno esplicito al rifinanziamento della partecipazione italiana alla missione a Kabul da parte di Casini e Fini, e la non ostilità della Lega Nord. Berlusconi, invece, era stato meno esplicito, riservandosi di valutare sul piano tattico l'effetto della votazione sulla tenuta e sull'autosufficienza del governo Prodi. Napolitano, a sua volta, aveva richiamato la coerenza con la posizione favorevole del governo guidato dal Cavaliere. Come pure Napolitano ha ricordato a tutti, e certamente alla sinistra radicale che ha sollevato numerose obiezioni, che le missioni all'estero a cui partecipano i nostri soldati «sono missioni militari, ma non di guerra»; e non si può certo confondere la missione in Iraq, nata com'è nata, con l'attacco unilaterale anglo-americano, senza avallo dell'Onu e di altri forum multilaterali, con la missione contro il regime dei talebani, considerato ricettacolo del terrorismo internazionale. Quella missione è stata la naturale prosecuzione di una iniziativa diplomatica esplicata dall'Onu; in un primo tempo ha comportato sanzioni, e poi l'invio del contingente multinazionale autorizzato dal Consiglio di Sicurezza, con il consenso dell'Unione Europea, affidato alla Nato. Siamo di fronte ad un quadro di legittimità che, dunque, soddisfa pienamente i paletti dell'articolo 11 della Costituzione, che ripudia la guerra, ma consente la partecipazione a interventi militari autorizzati dalla Comunità internazionale. In vista dell'ingresso dell'Italia nel Consiglio di Sicurezza, previsto nel 2007 in uno dei seggi a rotazione, Napolitano ha avuto modo di ribadire le sue convinzioni ricevendo, al Quirinale, il segretario generale dell'Onu Kofi Annan. In Italia, gli ha detto, tradizionalmente la gran parte delle forze politiche, al di là delle distinzioni tra maggioranza e opposizione, ha sempre mostrato fiducia nel ruolo e nell'intervento delle Nazioni Unite di fronte a situazioni di grave crisi e ad allarmanti minacce, quale quella del terrorismo internazionale. Questo spiega perché il nostro Paese è uno dei maggiori contributori al bilancio del Palazzo di Vetro, e continuerà ad esserlo, ha sottolineato Napolitano.

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