È proprio quest'ultimo che potrebbe avere nell'immediato gli effetti più dirompenti: non solo rischiano di essere azzerate indagini come quella che il Consiglio superiore della magistratura sta conducendo sui magistrati intercettati nell'ambito dell'inchieste sul calcio, ma c'è il pericolo di una paralisi della giustizia disciplinare, che si troverebbe a dover far fronte a 7-800 procedimenti in più. Il pericolo è legato soprattutto a due norme: quella che prevede che tutti i fascicoli pendenti presso la Prima Commissione del Csm (che è competente sui trasferimenti d'ufficio per incompatibilità dei magistrati), se riguardano fatti astrattamente riconducibili agli illeciti previsti dal codice disciplinare dei magistrati, devono essere trasmessi al procuratore generale della Cassazione; e quella che stabilisce che il procuratore generale non ha più la facoltà ma l'obbligo di promuovere l'azione disciplinare. Il risultato sarà che un gran numero di esposti e di rapporti attualmente pendenti al Csm (a febbraio erano rispettivamente 559 e 473) si tradurrà quasi automaticamente in azioni disciplinari. I calcoli li ha fatti l'Anm, che prevede questa sorte per l'80 per cento dei fascicoli del Csm e che perciò parla di 7-800 procedimenti pronti a scaricarsi già nell'immediato sulla sezione disciplinare. Per effetto delle nuove norme incorreranno in sanzioni disciplinari, tra l'altro, i magistrati che rilasciano dichiarazioni sulle loro indagini o che tengono rapporti in relazione all'attività del proprio ufficio con gli organi di informazione. Cosa cambierà nelle procure? Non sarà più possibile ai magistrati delle procure procedere al fermo di un indiziato o a un sequestro di beni senza prima aver ricevuto l'assenso del procuratore capo, che diventa il titolare esclusivo dell'azione penale; azione che potrà esercitare personalmente o mediante delega: in questo caso il procuratore potrà anche fissare i criteri cui il delegato deve attenersi, e in caso di contrasto revocare la delega. Tra i nuovi poteri del capo anche quello di stabilire le modalità che i magistrati del suo ufficio dovranno seguire nell'impiego della polizia giudiziaria e nell'uso di risorse tecnologiche. Sostituti procuratori e aggiunti non potranno più rilasciare dichiarazioni o fornire notizie agli organi di informazione. Potrà parlare solo il capo o un magistrato appositamente delegato, ma dovranno fornire notizie attribuendole «in modo impersonale all'ufficio ed escludendo ogni riferimento ai magistrati assegnatari del procedimento».
Riforma della giustizia
rivoluzione in Procura