Da sinistra no. Invece, le critiche a Prodi sulle presenze «rosa» nel governo sono arrivate soprattutto dall'interno della sua stessa coalizione. È vero, il numero di ministre donne è triplicato rispetto al precedente esecutivo ma non c'è soddisfazione: le aspettative erano diverse, le nomine al femminile sono inferiori all'attesa. E poi, quasi fosse un coro unanime, c'è un punto indiscutibile: solo una ministra su 5 (Livia Turco, alla Salute)a avuto una poltrona di peso. Per le altre (Pollastrini, Bindi, Melandri, Lanzillotta, Bonino), niente portafoglio, quindi niente autonomia economica. A destare mortificazione sono soprattutto le posizioni di Bonino, Bindi, Lanzillotta. L'amarezza più evidente è della neoministra per le Pari opportunità Barbara Pollastrini: «Avrei voluto più donne. È chiaro che la qualità c'è ed è indiscutibile ma capisco anche perchè serva ora più che mai il ministero delle Pari opportunità...». Dà la colpa ai partiti Livia Turco, secondo la quale la presenza di sei donne nel governo rappresenta certamente «un grande passo avanti» rispetto alle due «ministre» del governo di Silvio Berlusconi. «Nello stesso tempo - continua - ha ragione Prodi quando dice che bisognava fare qualcosa di più». Perchè allora non è stato fatto? «Questo dovete chiederlo ai partiti» taglia corto l'esponente Ds. Punta il dito contro il premier anche il ministro uscente, Stefania Prestigiacomo, per la quale sono state «disattese» le promesse sulla qualificata presenza femminile nel governo Prodi. Deluso anche il sindaco di Roma Veltroni: la questione donne «è l'unica cosa in cui questo governo avrebbe potuto meglio corrispondere alle attese». «Prodi continua a prendere in giro le donne - tuona la presidente di Arcidonna, Valeria Ajovalasit - L'unica cosa che ci rimane da fare è andarcene da questo paese in cui ancora vige il manuale Cencelli». «Dove sono le donne nel governo Prodi?» si chiede ironicamente Elettra Deiana, di Rifondazione comunista. Adriana Poli Bortone, coordinatore di An in Puglia, sottolinea la mancanza di «credibilità e sostanza» negli incarichi assegnati alle donne e la «mortificazione» di Emma Bonino a un «ruolo secondario». «Prodi non ha mantenuto le promesse - afferma Wanda Montanelli dell'Idv - Ma del resto, erano tutti uomini a trattare». Va bene l'aumento del numero delle donne ma hanno dicasteri «leggerissimi», per Isabella Rauti, consigliera nazionale di parità del ministero del lavoro. Franca Chiaromonte, presidente di «Emily», invece ringrazia Romano Prodi «per aver mantenuto l'impegno di avere un cospicuo numero di donne nel governo, anche se avremmo voluto che la presenza femminile fosse maggiormente valorizzata». Per Erminia Mazzoni, vice segretaria dell'Udc, «Prodi ha già tradito gli italiani con le sue promesse mancate. Vorremmo sapere cosa pensano della presenza femminile nel governo le colleghe Francescato, Bonino, Binetti e Finocchiaro, che nelle scorse settimane erano intervenute, minacciando battaglia se l'impegno non fosse stato mantenuto». Le donne nel governo «sono ridotte ad una nota di colore» per Carolina Lussana, responsabile donne della Lega, che segnala: «Persino la Bonino, che in passato era stata candidata per essere presidente della Repubblica si deve accontentare oggi delle politiche comunitarie». «Le donne al governo? Speravo di piu», afferma Marina Sereni, vicepresidente del gruppo dell'Ulivo alla Camera. Anche per il neoministro dell'Università, Fabio Mussi, «sarebbe stato meglio se ci fossero state più donne nel governo. Sei su 25 sono sono un numero non indifferente, sono comunque un piccolo passo avanti». Una spiegazione forse c'è e la dà Achille Occhetto che, avvicinato dai giornalisti, alla domanda come mai ci sono poche donne nel governo ha risposto: è un aspetto della logica «di partiti fatta col bilancino. Sono stato segretario di partito e so quanto questa logica ti costringa». Ma queste riflesioni non spengono il fuoco delle polemiche. Il risultato, infatti, è molto al di sotto delle aspettative, create d
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