Bisogna unirlo il più possibile». Un warning di Veltroni fa in pochi minuti il giro di un Transatlantico in fibrillazione, e viene accolto dai dalemiani come un'esplicita opposizione al candidato al Quirinale, D'Alema. Anche se il sindaco di Roma, investito da messaggi di protesta dal suo partito, fa precisare che l'intervista a La7 è di diversi giorni fa. Il che è vero, ma l'autorizzazione a diffonderla dal Campidoglio è arrivata nel pomeriggio. E non è l'unico segnale di dissenso che arriva da personaggi influenti della Quercia e della sinistra: gli stessi concetti vengono ribaditi da Mercedes Bresso, governatore del Piemonte, e dal segretario della Cgil Epifani. Certo, per Veltroni un D'Alema al Quirinale è una sorta di barriera difficilmente aggirabile verso future investiture da leader nazionale. E non c'è solo questo: «C'è una grande preoccupazione per le amministrative», confida il veltroniano Carlo Leoni, «perchè Berlusconi non si farà sfuggire l'occasione del comunista al Colle per rilanciare la campagna elettorale». Fermamente ostili alla candidatura D'Alema restano anche socialisti e radicali della Rosa nel pugno, pur usando toni diversi: e sono venti voti in meno, contando anche i Grandi Elettori regionali Del Turco e Nencini. «Ma li recupereremo nella trattativa sul governo», assicurano i Ds. «Maroni è venuto a dirmi che i loro quaranta voti sono per D'Alema», confida il fassiniano Morri. E anche dal fronte di An arrivano segnali, e molti indicano persino in Giulio Tremonti un possibile interlocutore in Forza Italia.
IL CASO
Veltroni allo scoperto sbarra la strada al leader Maximo