Politica

La sinistra chiede il voto ai morti

Tre lettere propagandistiche inviate a una donna scomparsa 8 anni fa

Questo è il caso delle «Famose» lettere alle donne al di sopra dei quarant'anni tanto sponsorizzate dalla sinistra anche in televisione. In questi giorni migliaia di lettere sono state spedite alle donne d'Italia, ma evidentemente prima di essere inviate non è stato fatto un controllo anagrafico corretto. Forse per la fretta di battere l'avversario sul tempo, forse per un eccesso di «leggerezza», in ogni caso tre buste che avevano rispettivamente come mittente Romano Prodi, Francesco Rutelli ed Emma Bonino sono state recapitate alla signora maria Vittoria Pecci, una donna scomparsa otto anni fa.Il 24 marzo scorso il marito della donna, Mario Pacitelli, ministro plenipotenziario in pensione, ha scritto una lettera al professor Prodi pretendendo delle giuste scuse riguardo l'accaduto. «Tornando dal cimitero dov'ero andato, come spesso faccio - ha scritto - a pregare sulla tomba di mia moglie morta da otto anni, ho trovato la lettera che Ella le ha inviato sbagliando indirizzo. Infatti l'indirizzo di mia moglie per quanto riguarda il corpo è il Verano e per quanto riguarda l'anima è il Paradiso. Ma a parte il fatto che Ella scrive con singolare disinvoltura ai morti invitandoli a votare per lei nel caso in questione Ella si altresì permesso di fare di peggio, dare del tu a mia moglie e a chiamarla per lettera, le faccio rispettosamente osservare che neanche il più maleducato dei maleducati si sarebbe permesso una simile libertà». «Detto quanto precede - continua il marito della destinataria della lettera - offendendo mia moglie, ella ha offeso in maniera iniqua, oltre alla sua memoria me e i miei cinque figli, che si uniscono a me nella protesta. Pertanto, se le resta un briciolo di galantuomismo, mi aspetto a stretto giro di posta le sue scuse autografe, come autografa è la mia protesta». Dopo dodici giorni d'attesa il signor Mario Piacitelli non ha ricevuto alcuna lettera di scusa. Alla luce di questo episodio spiacevole e di cattivo gusto la domanda che molti elettori si fanno è «chissà quanti altri episodi analoghi possono essere accaduti?». Ma non è l'unico caso, infatti anche la signora Grazia Betto ha avuto da ridire sulla lettera del Professore. La signora si è ritenuta offesa perchè nel testo le veniva dato del tu piuttosto che del lei. La donna ha anche aggiunto: «Appena le mie condizioni fisiche me lo consentiranno, mi rivolgerò al Garante per la protezione dei dati personali per denunciare questa ingerenza nella mia vita privata». È giusto fare campagna elettorale, è giusto voler divulgare il proprio pensiero. Ma, dinanzi a tanta leggerezza, il messaggio elettorale viene messo al secondo posto. Questo forse non è il metodo giusto per «accaparrare voti», episodi simili rendono la campagna elettorale a dir poco squallida.

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