Politica

Il Papa: «Su vita e matrimonio non si negozia»

Benedetto XVI scende in campo: «Nessuna interferenza, vogliamo illuminare le coscienze»

L'ingerenza, semmai, è della politica che troppo spesso cerca di dettare linee di comportamento che hanno a che fare con la sfera morale, una sfera che non le appartiene. E siccome la Chiesa ha pieno diritto di dire ciò che pensa, ecco elencate le materie sulle quali la sua posizione «non è negoziabile» e cioè: «no» al matrimonio omosessuale e alle unioni di fatto e «sì» dalla difesa «della naturale struttura della famiglia quale unione tra un uomo e una donna basata sul matrimonio»; no all'aborto e all'eutanasia e «sì» alla «protezione della vita in ogni suo stadio, dal concepimento fino alla morte naturale»; e, da ultimo, «sì» alla «protezione del diritto dei genitori a educare i figli». È quanto ha affermato ieri mattina Benedetto XVI, ricevendo nell'Aula delle benedizioni in Vaticano una delegazione (500 persone in tutto) del Partito popolare europeo. Un discorso, quello del Papa, scritto di suo pugno e rimasto del tutto segreto fino al suo pronunciamento. In questa circostanza, infatti, il Pontefice non ha voluto consigli da nessuno ma, in scia con quanto aveva chiesto una settimana fa ai rappresentanti della Santa Sede che lavorano quotidianamente negli Organismi Internazionali - «continuate a levare la vostra voce in difesa dell'uomo», aveva detto loro - ha voluto «gridare» al mondo cosa lui intenda per «difesa dell'uomo», e in particolare, ha voluto dire a tutti i politici - non soltanto a quelli cristiani - quali siano le priorità che dovrebbero ispirare la loro azione oggi. Non solo, Benedetto XVI, del tutto consapevole che in Italia tra nove giorni si andrà alle urne, ha voluto anche chiaramente dire agli elettori quali debbono essere i criteri con cui il prossimo nove aprile votare nel segreto del proprio seggio. L'udienza, alla quale, avrebbero dovuto prendere parte anche Berlusconi, Casini e Mastella (hanno rinunciato per evitare polemiche elettorali) è stata «sfruttata» dal Pontefice per esprimere una chiara condanna contro il riconoscimento delle unioni di fatto perché - per Benedetto XVI - minaccerebbero la famiglia che va invece difesa da costruzioni giuridiche che tendono a equipararla a «forme di unione radicalmente differenti» che contribuiscono «ad oscurare il suo particolare carattere e il suo insostituibile ruolo sociale». E rispondendo a chi accusa il Vaticano di ingerenza il Pontefice ha detto: «Non bisogna dimenticare che, quando la Chiesa o le comunità ecclesiali intervengono nel dibattito pubblico esprimendo riserve o richiamando vari principi, questo non costituisce una forma di intolleranza o interferenza», al contrario questi interventi hanno lo scopo «di illuminare le coscienze» degli individui permettendo loro «di agire liberamente e responsabilmente, in accordo con le vere domande di giustizia, anche qualora queste fossero in conflitto con situazioni di potere e interessi personali». Importanti, anche, le parole del Papa circa le grandi sfide che attendono l'Europa: «La crescita e lo sviluppo dell'integrazione», «la definizione di una politica di vicinato» e «il dibattito sul modello sociale». «Sarà importante - ha spiegato Ratzinger - trarre ispirazione dal patrimonio cristiano che ha contribuito significativamente a forgiare l'identità di questo continente». E ancora: «Valorizzando le proprie radici cristiane l'Europa sarà in grado fornire un orientamento sicuro alle scelte dei suoi cittadini, ne rafforzerà la consapevolezza di appartenere ad una comune civiltà e aumenterà l'impegno di tutti nell'affrontare le sfide del presente in vista di un futuro migliore». Per il Pontefice è importante il sostegno che il Ppe può dare «all'eredità cristiana» del continente, contribuendo «in modo significativo alla sconfitta di una cultura, ormai largamente diffusa in Europa, che relega nel privato e nella sfera soggettiva la manifestazione delle proprie convinzioni religiose». «Politiche fondate su

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