Politica

«Non si vince con gli show»

O con gli show. Noi andiamo avanti per la nostra strada». Consuma le suole delle scarpe Altero Matteoli. Cammina, cammina. Cammina e stringe mani. Cammina e fa comizi, il ministro dell'Ambiente. Da giorni s'è inabissato. Poche interviste, scarsissime dichiarazioni da parte dell'uomo che per anni è stato alla guida dell'organizzazione di An, il cuore del partito. «Abbiamo scelto un'altra strada noi - spiega mentre s'inerpica per le colline abruzzesi - abbiamo un'altro temperamento». Ministro, e che campagna elettorale sta conducendo An? «Quella del ragionamento, delle idee, dei programmi. È questa la nostra strada. E poi con la gente, per strada, parlando con le persone». Ma lo schema a tre punte non rischia di oscurare An e in particolare Fini? «Guardi, non nego che la tv sia un mezzo efficace e importante. Ma se permette sono un vecchio parlamentare e questa non è la prima campagna elettorale che faccio». D'accordo, e non teme l'effetto oscuramento? «Assolutamente no. Credo ancora nei comizi, nel contatto con la gente, parlare con le persone, discutere, ragionare. E dare risposte. Con tutto il rispetto penso che la campagna elettorale fatta in questo modo sia sempre il migliore». Anche Fini la pensa così? «Gianfranco sta facendo lo stesso tipo di campagna elettorale. Quindi...». Ministro, la sovraesposizione di Berlusconi in tv rischia di cannibalizzare An e Udc? «Stiamo battendo l'Italia palmo a palmo e quello che trovo è un clima nuovo, diverso». Diverso da che cosa? «Diverso da quello delle Regionali e da quello delle Europee. Posso essere ottimista». Berlusconi però dice che agli alleati conviene criticarlo per differenziarsi. È d'accordo? «Non sono l'esegeta del presidente del Consiglio. Noi facciamo la nostra campagna elettorale, gli altri la loro». E quella in corso si avvicina più a quella del '94, del '96 o a quella del 2001? «Le abbiamo vinte tutte e tre, visto che anche in quella di dieci anni fa nel proporzionale ottenemmo più voti. Non saprei farle un paragone, visto che questa la stiamo affrontando con un nuovo sistema elettorale e, dunque, è diverso anche il tipo di propaganda. Tuttavia, devo dire che la prima parte non è stata il massimo». In che senso? «Nel senso che abbiamo prima parlato dei sondaggi se erano veri o no, poi se era il caso di fare il confronto tv, poi con quali regole... E la politica? Adesso mi auguro che si cominci a parlarne, si discuta di temi veri». E cioè? Quali temi? «Che tipo di economia? Vogliamo parlare della famiglia? E della sicurezza? Un altro tema completamente uscito dal dibattito, e credo sia grave. Noi abbiamo presentato un programma chiaro, con proposte precise. Per esempio sull'istituzione del quoziente familiare come base per il fisco. O nella lotta alla droga. Vorremmo che si parlasse dei problemi delle persone e delle possibili soluzioni». An però ha scelto una campagna elettorale nel metodo tipicamente di destra, vecchia maniera, con i comizi nelle piazze; nel merito invece è chiaro il tentativo di andare oltre il tradizionale elettorale di An. Perché? «Nel momento in cui abbiamo deciso di inserire il nome di Fini nel simbolo, è evidente che cerchiamo di rivolgerci a un pubblico più vasto. Inoltre ci presentiamo per spingere Fini premier, dunque la nostra platea si allarga ulteriormente: il nostro pubblico adesso sono tutti gli italiani». Non più soltanto i cattolici, ma anche i laici? «Siamo un partito cattolico, ma che ha già al suo interno una larga fetta di laici». Ministro, ma non teme la concorrenza a destra? «Noi, la nostra scelta l'abbiamo fatta a Fiuggi undici anni fa. E certo non abbiamo nessuna intenzione di tornare indietro. Tantomeno pensiamo di rincorrere altri». La Mussolini vi può rubare qualche voto, però... «Tutti i tentativi che si sono fatti a destra di An si sono fermati a dati da prefisso telefonico...» Tuttavia, il «Laziogate» che ha coinvolto Storace rischia di far perdere voti ad An? «Guardi che Storace non nemmeno è coinvolto. E tutte quelle storie sono fuori dal mondo, gli elettori no

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