Politica

IL CASO

Rutelli difende Confindustria Fassino glissa

Il premier «è un maleducato» e ha trattato gli industriali «come bambini che fanno i capricci». Un comportamento «arrogante» e «sconcertante per un presidente del Consiglio», aggiunge il segretario Ds. Le dichiarazioni di Rutelli, in confronto, assumono toni pastello e ricalcano quelle di Montezemolo: «La Confindustria non è nostra alleata, sarebbe un errore gigantesco considerarla tale», sottolinea il leader della Margherita, non nuovo ad atteggiamenti «morbidi» nei confronti degli industriali. La differenza è sottile. E bisogna leggerla tra le righe. Cosa non facile, per gli elettori travolti da un'orgia di parole e di polemiche nella campagna elettorale forse più violenta dopo quella del 1948. Ma la differenza c'è. Da un lato, il capo del partito degli ex comunisti mantiene, com'è tradizione, una non equidistanza fra «padroni» e sindacato. Considerando probabilmente, con freddo calcolo, che da «quella parte» molti voti ai Ds non ne arriveranno. Il leader dei Dl, al contrario, sa di poter (e dover) fare leva sui moderati per ottenere un buon risultato alle urne, quindi parla agli industriali come ha fatto il suo presidente Montezemolo, senza pretendere di «tirarli per la giacca» ma mostrandosi sensibile ai loro umori e alle loro esigenze. Ecco allora che Fassino dipinge il Cavaliere nel suo veemente intervento come «un uomo disperato» che a Vicenza ha usufruito di una «claque organizzata» ottenendo «una vittoria di Pirro». «La sua è stata una manifestazione di arroganza e maleducazione nei confronti di chi lo ospitava», spiega ancora il segretario Ds. E aggiunge: «Certamente ci sono anche degli industriali che condividono quello che Berlusconi, dice, pensa o fa. Questo è normale. Quello che non è normale è che il presidente del Consiglio, in un convegno ufficiale della Confindustria, tratti la Confindustria come dei bambini un po' capricciosi che gli danno fastidio. Anzi, ad un certo punto glielo ha detto papale papale: "Non venite in Confindustria, andate a lavorare"». Rutelli, invece, è decisamente più soft e sottolinea la «terzietà» delle parti sociali: «La Confindustria non è la nostra alleata, sarebbe un errore gigantesco considerarla tale», sostiene. «L'autonomia - osserva - vale anche per i sindacati che devono essere liberi di accordarsi con noi quando saremo al governo così come di scioperare». Sempre allargando le braccia (in senso politico) a Montezemolo, riguardo all'intervento del presidente di Confindustria sulla necessità di una nuova fase costituente, il leader dei Dl afferma che «occorre migliorare e correggere le cose fatte dal centrodestra» e dice «sì ad un processo che parta dal Parlamento per fare riforme non a colpi di maggioranza ma con una larga convergenza».

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