Politica

Fini: «Così si perde

Il Cav succhia voti»

Un po' abbattuto, spento. I giornali che ricamano sulla sconfitta di Berlusconi nel confronto tv, la Cdl che non cresce nei sondaggi e soprattutto An inchiodata ormai a quel 12% da settimane. Un dato persino inferiore rispetto al 13 tondo di inizio campagna elettorale. Il vicepremier ragiona con i suoi: «Silvio continua a ripetere che va tutto bene. Non si rende conto che gli indecisi sono tali perché proprio perché non pensano che sia tutto rosa e fiori. Così facendo finiremo per perdere davvero queste elezioni». La sua analisi non è finita qui. Spiega ancora il vicepremier: «Forza Italia non cresce. Non solo, ma tutte queste apparizioni tv di Berlusconi ci stanno succhiando voti. Non cresce lui, e noi scendiamo. È evidente che dobbiamo puntare ad intercettare proprio quelli che non hanno un'idea precisa, con la nostra affidabilità possiamo recuperare anche due o tre punti». Riemergono vecchie ruggini, quel rapporto che non s'è mai sanato. Ma quel che brucia al leader della destra è passare per un Ciano, per un De Vecchi o De Marsico. Insomma per uno di coloro che votarono a favore dell'ordine del giorno Grandi che defenestrò il 25 luglio del '43 Benito Mussolini. Non ci sta a passare come colui che abbandona la nave che forse ancora non affonda, ma certamente mostra qualche falla. E così, decide di rilasciare una dichiarazione «rasserenante» all'inizio della sua giornata milanese. Poche frasi per correggere il tiro: «Non si è trattato di attacchi o di critiche, Berlusconi ha fatto bene a difendere l'operato del governo, ma occorre essere più realistici e più umili». «Io non polemizzo mai con la stampa - aggiunge Fini - non si è trattato di attacchi o di critiche. Il mio consiglio è di ammettere che in Italia ci sono dei problemi, occorre ascoltare di più la gente». L'effetto però è ancora più devastante. Quel «più umiltà» viene letto come un'ulteriore critica, forse anche più pesante. Fassino parte lancia in resta e accusa: «Fini si vuole salvare». Quando Fini apprende che le sue parole stanno ancora di più per essere distorte chiede a Ignazio La Russa, che lo sta accompagnando nella giornata meneghina, di intervenire. E il capogruppo alla Camera prova a metterci una pezza: «Ho letto bene la dichiarazione e non l'ho considerata una critica. È una forzatura giornalistica. Il vicepremier ha detto che esistono due culture: una dell'ottimismo, che è quella di Berlusconi; l'altra è quella di Fini, che rispecchia la posizione di An e che è quella del realismo. Sono utili entrambe». Più tardi arriva anche una nuova precisazione di un altro uomo molto vicino a Fini, il ministro Mario Landolfi: «Gianfranco ha chiarito che non intendeva criticare il premier». Ma la frittata è fatta lo stesso. Effetti da legge proporzionale, ognuno si fa la sua campagna elettorale. Anche contro gli altri. Tanto che Fini ci tiene a far sapere: «La legge elettorale io l'ho accettata più che chiederla, a condizione che agisse nel nome del sistema bipolare. E questo è stato fatto salvo». E dunque la sua strategia si va facendo più chiara: «Silvio non è un monarca. Se uno è deluso da Berlusconi può votare Fini o Casini, se è deluso da Fini può votare Casini. Questo è lo spirito del proporzionale, la questione è che un nuovo centrodestra è possibile, un nuovo centrosinistra, no». Casini, dal canto suo, non ci sta a guardare. E si mette nella scia di Fini. Anche per lui i sondaggi erano stati molto buoni all'inizio della campagna. Poi la polarizzazione del confronto ha portato Forza Italia a recuperare consensi, ma l'Udc soffre di una netta contrazione. È ormai stabilmente sotto il 6% (aveva toccato anche il il 6,5%) e secondo qualche rilevazione sarebbe addirittura attorno al 4,5%. Fini e Casini, che l'altro ieri si erano sentiti a lungo al telefono concordando una sorta di strategia comune, correggono leggermente il tiro. D'altro canto, avevano avvisato Berlusconi sugli eventuali rischi di una campagna elettorale troppo personalizzata. Al primo scivolone del Cavaliere

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