Ma complessivamente neppure l'ala della sinistra estrema dell'Unione sembra essersi spesa troppo per garantire una maggiore rappresentanza alle donne in Parlamento. E le promesse sulle quote rosa, ancora una volta, sono rimaste solo sulla carta. Il trucco è sempre lo stesso: infarcire di donne le liste sistemandole però in posizioni dove è ragionevolmente impossibile essere elette. Lo hanno fatto i Ds e la Margherita alla Camera — anche se ieri il segretario della Quercia Piero Fassino ha continuato a ribadire che «nelle liste 1 candidato su 3 è donna» — non si sono comportati diversamente Rifondazione Comunista e il Pdci. Anche se alla fine la percentuale delle «comuniste» sarà probabilmente maggiore rispetto a quella delle loro colleghe dell'Ulivo. Secondo le previsioni fatte da Rifondazione Comunista alla Camera il partito dovrebbe ottenere nelle elezioni del 9 e 10 aprile 64 deputati. Di questi solo 11 sono donne. Una percentuale che è addirittura inferiore, anche se di poco, a quella che Bertinotti ha avuto in questa legislatura ormai conclusa: 11 deputati e 2 donne. I numeri cambiano se si passa alle candidature al Senato, dove, sempre secondo i calcoli del partito, Rifondazione dovrebbe passare da 4 senatori (e nessuna donna) a 21 senatori e 9 donne. Una scelta che fa capire come Palazzo Madama sia diventato un po' la valvola di sfogo di queste elezioni, il posto dove recuperare i delusi e gli esclusi dalla corsa per Montecitorio. Un'operazione che nasconde una buona dose di cinismo politico: dalla prossima legislatura, se il referendum confermerà la riforma costituzionale approvata dal Parlamento, il Senato conterà assai meno di oggi. Sono stati un pochino più rispettosi delle promesse fatte alle «compagne» i Comunisti di Diliberto. In questa legislatura il Pdci aveva alla Camera dieci deputati e di questi 3 erano donne, nella prossima, secondo le stime, i parlamentari a Montecitorio dovrebbero essere 14 e 4 donne. Non un granché, visto che la presenza femminile dovrebbe aumentare di una sola unità, ma in termini percentuali è pur sempre un 28,5 per cento, cifra sicuramente superiore a quelle di tutti gli altri partiti. Che qualcosa nella composizione delle liste non sia andato per il verso giusto comunque nell'Unione se ne devono essere accorti. Tanto che ieri, mentre Piero Fassino continuava a spendere fiumi di parole sul fatto che i Ds avevano garantito un'ampia rappresentanza alle donne in Parlamento, Romano Prodi pubblicava sul suo sito, romanoprodi.it, un intervento dedicato proprio all'«altra metà del cielo». «Le donne fanno bene alla democrazia — scrive — Per questo mi sono impegnato a portare nel mio governo il maggior numero di donne possibile». Ma come la mettiamo con la scarsa presenza femminile che ci sarà a sinistra anche nel prossimo Parlamento? La colpa di tutto, ovviamente, è del nuovo sistema elettorale. «Le cose non vanno tanto meglio in politica — scrive Prodi — A questo riguardo, il conto che il governo di centrodestra presenta a voi tutte è molto pesante: la coda di questa legislatura ci ha imposto una riforma elettorale che ha stravolto i principi del sistema maggioritario e consegnato in modo esclusivo nelle mani di un ceto politico solo maschile la scelta dei rappresentanti nel futuro Parlamento. Questa riforma vi impedisce dunque anche la possibilità di votare "donna", premiando e promuovendo con il vostro voto il riequilibrio della rappresentanza femminile. Non voglio parlare qui della strumentale operazione condotta dal governo in occasione della legge sulle quote rosa, votata al senato (grazie al sostegno dei nostri parlamentari) quando c'era già piena consapevolezza dell'impossibilità di approvarla in via definitiva». Anche Barbara Pollastrini, una delle donne che i Ds hanno ricandidato, sposa la tesi di Romano Prodi: «Il paradosso è che non possiamo neanche chiedere alle donne di votare donna, perché questo governo ci ha tolto anche questa opportunità, creando una legge elettorale-mostr
Anche la sinistra vuole le donne a casa
Rifondazione e Pdci hanno un'alta percentuale «rosa» in lista. Ma alla Camera finiranno in poche