Politica

Prodi, con il Cav

«stacca la spina»

Il leader dell'Unione sembra aver adottato questo principio per togliere voti all'onnipresente Cavaliere. Di fronte all'overdose televisa di Silvio Berlusconi, infatti, Romano Prodi per ora è rimasto quasi in disparte. Abbinando l'attività epistolare sui giornali (ieri la lettera pubblicata da «La Repubblica») al suo «slogan» elettorale basato su «serietà e sobrietà» e puntando, come annunciato ieri nella nuova sede di piazza Santi Apostoli, più sulla radio che sul piccolo schermo. Una precisa strategia massmediologica o il timore di non poter competere con il premier sul fronte della propaganda tv? «Beh, un po' tutte e due le cose - spiega Giulio Santagata, della Margherita, uno dei responsabili della campagna prodiana - Di fronte a una saturazione del mezzo da parte di Berlusconi non vogliamo esagerare con il presenzialismo televisivo che porterebbe a una sovraesposizione del candidato e alla "sovraeccitazione" degli spettatori. Questo non significa che non riteniamo la tv importante. È importantissima. Ma, a parte il fatto che noi siamo una squadra e facciamo un gioco di squadra, lasciando a Prodi il compito dei faccia a faccia, non vogliamo inseguire Berlusconi sul piano mediatico-televisivo». Anche perché sarebbe difficile raggiungerlo su quel piano...«Vede, noi in tv siamo ospiti. Lui è la televisione. Una differenza abbastanza rilevante, direi. In questo senso la nostra scelta è strategica. Si fa di necessità virtù. Il piccolo schermo tende molto a banalizzare le cose e per sua natura non dà la possibilità di approfondirle. E poi l'immagine di Prodi è molto più permeabile, avvicinabile e concreta di quella del Cavaliere. Non vogliamo un meta-candidato, o un candidato virtuale, ma un leader che sappia stare tra la gente e i suoi problemi», chiarisce Santagata. Non sarà perché davanti alle telecamere il premier risulta più godibile, chiaro e, diciamolo, anche più simpatico? «Prodi è una persona simpaticissima, di spirito e capace di grande autoironia anche se sono elementi che emergono più nel rapporto diretto, direi quasi fisico. Ma rifiuto l'idea che sia un disastro in tv». Perché sembra che puntiate sempre su presunti errori e incacapità dei vostri «concorrenti» invece di fare una campagna in positivo, spiegando quello che volete fare di buono voi? «Noi vogliamo un governo all'altezza dei problemi e delle potenzialità del Paese. E questo è un grande Paese. Non si diventa membri del G8 per caso. La verità è che finora non siamo stati all'altezza. Il governo di centrodestra ha fatto perdere dei colpi all'Italia. Certo, non è stata solo colpa di Berlusconi, perché è "cattivo". I problemi che si sono presentati c'erano oggettivamente ma ad essi non si è risposto con politiche adeguate. Tutto qui. E non è poco». E voi, che intenzioni avete? «Il primo impegno è far ripartire l'economia e ristabilire un'equità economica tra i cittadini. Ma se il Paese continua a crescere allo zero virgola qualcosa questo non è possibile». Farete tablula rasa di quanto costruito dalla CdL? «In un sano sistema bipolare non andrebbe cancellato niente di ciò che ha fatto il governo precedente - assicura Santagata - Ma questo non è un sano sistema bipolare. E le leggi ad personam, le forzature vanno cancellate mentre alcune riforme vanno rimodulate». A fargli eco è il diessino Fabrizio Morri, alla guida insieme con Santagata e Renzo Lusetti della macchina organizzativa elettorale: «Non accettiamo una campagna fatta solo di urla e invettive - spiega - ma un rapporto con milioni di italiani che parli loro delle inquietudini che ogni famiglia sta vivendo, delle incetezze sul futuro dei propri figli, della diminuzione della spesa sociale e del carovita, del precariato che si è diffuso ben oltre livelli accettabili». Senza però puntare troppo sui mass-media e in particolare sulla televisione, a quanto pare? «Preferiamo giocare la carta della disponibilità - emersa con prepotenza in occasione delle primarie - di migliaia, anz

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