Politica

IL CASO

Allarme a destra: «Nel '99 il cambio di simbolo ci fece molto male»

L'ultimo ritocco al brand di AN fu drammatico. Il timore che un cambiamento possa avere effetti negativi sulla campagna elettorale è stato espresso nel sito Destra.it vicino al deputato La Russa. Gianfranco Fini, si legge nel sito, l'ha definita «una grossa responsabilità» avere il proprio nome nel simbolo di Alleanza Nazionale, precisando poi di «non averlo chiesto lui, ma un'assemblea di cinquecento dirigenti, all'unanimità». In realtà, chi segue con un po' di attenzione le vicende della destra, dovrebbe ricordarsi che la storia del nome del leader nel simbolo del partito non è una cosa nuova. Se n'era parlato già poco prima delle scorse elezioni europee, quando fu dato mandato ai grafici del partito di buttare giù qualche bozzetto. Poi non se ne fece più nulla. L'idea del cambiamento si basa sulla constatazione che negli indici di gradimento dell'elettorato il profilo di Fini riscuote sempre più consensi rispetto a quelli di An. Di qui l'idea: perché non abbinare, alla sigla e alla fiamma, il terzo elemento identitario, cioè il suo leader? Ma secondo il sito occorre cautela. «Infatti la soluzione finale, quella approvata la scorsa settimana dall'Assemblea nazionale di AN, è venuta fuori dopo la bocciatura di numerosi bozzetti troppo rivoluzionari. A conti fatti, la sigla e la fiamma mantengono il loro peso originario nel cerchio bianco-blu. Sono solo più spostate verso il bordo per fare spazio alla scritta Fini». Il sito ricorda poi che l'unica modifica al simbolo nato dalla svolta di Fiuggi è stato un fallimento colossale. Giugno 1999. Alleanza Nazionale si presenta alle elezioni europee in ensamble con il Patto Segni. Il simbolo elettorale è diviso in due. Il partito s'aspetta di doppiare Forza Italia e invece a stento supera il dieci per cento.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.