Da segnalare, per l'autorevolezza e per i dati emersi, l'Index of Economic Freedom elaborato dalla Heritage Foundation e dal Wall Street Journal. Da questo rapporto emerge un netto peggioramento per l'Italia nella classifica mondiale della libertà economica. Il nostro Paese passa dalla ventiseiesima alla quarantaduesima posizione (la stessa occupata da Trinidad e Tobago). In particolare migliora l'indice legato al peso del fisco (grazie ai tagli sull'imposta sul reddito), ma peggiorano gli indicatori legati al settore bancario e finanziario ed alla tutela dei diritti di proprietà. Si legge nel commento alla valutazione sull'Italia: «l'elezione di Silvio Berlusconi era sembrata dare una chance all'Italia per fare importanti riforme economiche, ma poco è stato fatto. L'imponente deficit pensionistico, le rigidità del mercato del lavoro e il peso della burocrazia rimangono problemi irrisolti, mentre i tagli fiscali, a conti fatti, sono stati minuscoli». Sulla valutazione pesano certamente le polemiche su Bankitalia, ma soprattutto il senso d'insoddisfazione per quanto il governo non è riuscito a fare sul piano delle riforme. Secondo l'Istituto Bruno Leoni, che presenterà il rapporto il prossimo 26 gennaio a Roma e che ha collaborato alla stesura del rapporto, «quello che spaventa i curatori dell'Index è più che altro il fatto che il Paese sembri essersi rassegnato all'immobilismo, a un declino lento e forse relativamente indolore, ma in prospettiva drammatico».
IL CASO
Gli scandali bancari pesano sull'Italia all'estero