Politica

Sinistra in piazza, italiani a casa

E va bene che il tema non era tanto sentito: l'amnistia. O meglio: non si tratta di un provvedimento che la maggioranza degli italiani richiede a gran voce. E così, la manifestazione indetta dai Radicali per chiedere un atto di clemenza per il giorno di Natale è stato un flop. Un flop annunciato, prevedibile, previsto. Un flop anche probabile. Ma non in queste proporzioni. In piazza c'erano più leader che gente comune. C'erano più capetti del centrosinistra che normali cittadini. C'erano più giornalisti che manifestanti, più telecamere che persone. Eppure, il corteo di domenica non è stato una manifestazione qualunque. E non è stata una manifestazione solo dei Radicali. Sono stati coinvolti due leader di partito, dei due principali partiti della sinistra: il presidente dei Ds Massimo D'Alema e il segretario di Rifondazione comunista Fausto Bertinotti. C'era un big di un altro partito, il coordinatore dei Verdi Paolo Cento. C'erano due senatori a vita, Giorgio Napolitano e Francesco Cossiga. E c'erano anche due preti, due icone della Chiesa che guarda a sinistra: don Antonio Mazzi e don Andrea Gallo. Un ex ministro come Cesare Salvi. Un padre nobile della sinistra come Emanuele Macaluso. E mezzi big dei Ds, come Massimo Brutti e Lanfranco Turci, e di Rifondazione, come il capogruppo alla Camera Franco Giordano e il deputato Giovanni Russo Spena. Ovviamente c'era una nutrita pattuglia di radicali: quelli che sono andati a sinistra, ma anche quelli che non hanno seguito Pannella e Bonino. Si andava da Marco Cappato a Sergio Stanzani da Marco Taradash a Massimo Teodori. E c'erano ovviamente anche i socialisti dello Sdi che con i Radicali hanno dato vita alla Rosa nel Pugno: Enrico Boselli, Roberto Villetti, Ugo Intini, Ottaviano Del Turco. Un solo esponente della Margherita, Roberto Giachetti, colui il quale ha raccolto le firme per fare in modo che la Camera si riunisse eccezionalmente oggi. C'era anche qualche esponente del centrodestra, come l'esponente di Forza Italia Mario Pepe e il segretario del Nuovo Psi Gianni De Michelis. Infine, come immaginabile, c'era anche chi spera di essere beneficiato dal provvedimento di clemenza. Come Salvatore Ferraro (condannato con Giovanni Scattone per l'omicidio di Marta Russo) che ora milita nel partito radicale, e Luigi Crespi, ex sondaggista di Berlusconi, recentemente finito in prigione per il crac della sua holding di comunicazione Hdc. Finito l'elenco dei big presenti, che pressapoco coincide con la lista completa dei manifestanti, ci sono da segnalare le proteste. Marco Pannella se l'è presa con i sindacati, colpevoli di non essersi mobilitati. E resta un dato: ancora una volta la sinistra è scesa in piazza per una kermesse elitaria. Era già successo con la fecondazione assistita, quando i Radicali avevano trascinato quasi tutto il centrosinistra in una crociata che la stragrande maggioranza degli italiani ha rigettato. Poi è stata la volta della battaglia sulla revisione del concordato con il Vaticano, altra battaglia che non ha appassionato gli italiani. E che va ad aggiungersi a una lunga serie di manifestazioni, cortei, sit in della sinistra per vicende che si sono dimostrate elitarie, largamente minoritarie nel sentire comune. E non solo quando li ha proposti Pannella. Senza andare troppo indietro nella storia, gli anni che sono finiti per cinque si sono sempre rivelati una debacle popolare per la sinistra. Il 1985 fu l'anno della sconfitta nel referendum sul decreto sulla scala mobile voluto da Craxi (la consultazione era per la abrogazione del patto «anti-inflazione» del 14 febbraio 1984; registrerà la prevalenza dei sostenitori dell'accordo, che ha contribuito alla ripresa del sistema economico italiano e alla discesa dell'inflazione sotto il tasso del 10%). Il 1995 invece fu l'anno della sconfitta ad un altro referendum, quello sulle tv (si voleva imporre un divieto: nessuno ne può averne più di due). Il 2005 era già stato l'anno della sconfitta nella consultazione sulla fecondazione assistita. Ma p

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