Politica

Quando il sindaco querelò Bossi

Ma il centrosinistra stavolta si è trovato a dover fare i salti mortali per giustificare le parole di Prodi, visto che quasi due anni fa Veltroni ha querelato Bossi per aver insultato la capitale. Il leader della Lega, in tre diverse occasioni, aveva parlato di «Roma ladrona». E il sindaco della capitale si era rivolto alla magistratura. accanto a lui si era subito schierato il presidente della Provincia Enrico Gasbarra. che aveva chiesto al premier di rimuovere il ministro perché le sue affermazioni «risultano in palese contrasto con la Costituzione italiana sulla quale ha giurato e che indica Roma come capitale d'Italia». E il ministro Roberto Calderoli in quella occasione aveva usato una giustificazione assai simile a quella usata ieri dal centrosinistra. «Visto che è Veltroni che ha denunciato Bossi — aveva osservato l'esponente leghista — tocca a lui l'onere della prova e credo che quella della querela sia una strada pericolosa. È chiaro a tutti, infatti, che se Bossi verrà assolto vorrà dire che Roma è in effetti "ladrona". È poi evidente che queste parole di Bossi, come Veltroni sa bene, non sono rivolte alla città di Roma o ai suoi abitanti, ma a ciò che il Palazzo simboleggia». Insomma più o meno quello che hanno sostenuto gli ieri gli esponenti del centrosinistra per difendere Romano Prodi. Ma quella di Veltroni non era stata l'unica querela presentata contro il leader leghista. Nel 2002 era stato proprio un esponente romano della Margherita, un «prodiano» di ferro, Luca Nitiffi, a presentare una querela contro Umberto Bossi che aveva definito Roma «marcia». Due anni dopo, però, la Procura di Roma aveva chiesto al tribunale de ministri l'archiviazione del procedimento per diffamazione aggravata contro Bossi perché le sue affermazioni rientrano nell'esercizio del diritto di critica e, nel caso specifico, rese nello svolgimento del mandato parlamentare.

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