Sceglie la platea della conferenza programmatica regionale di Forza Italia, nella «sua» Sardegna, l'esponente di punta del governo e del partito del Cavaliere per lanciare un segnale preciso agli alleati. «Nella Casa delle Libertà — dice ad Arborea (Oristano) davanti a più di 600 amministratori, parlamentari, dirigenti e attivisti azzurri — contrasti e divergenze tra le diverse forze politiche ci possono anche stare. L'importante è che non venga discussa la leadership di Berlusconi. Chiarito questo — puntualizza Pisanu — va bene anche l'attacco a tre punte, perfino a cinque. L'importante è cercare di fare gol nella porta avversaria». L'unità è la chiave di volta del successo elettorale, sottolinea il ministro: per il governo del Paese, così come per le città e le regioni. La sconfitta del centrodestra in Sardegna brucia ancora e Pisanu spiega la sua strategia per la riconquista dell'isola. C'è spazio per un «nuovo soggetto politico unitario sardo che vada oltre la Cdl», coinvolgendo le forze liberaldemocratiche e autonomiste che hanno una presenza significativa in Sardegna ma non sono radicate a livello nazionale. L'appello è quindi a tutti i partiti e alle forze dell'attuale opposizione in Regione per dire basta «al potere personalistico e demagogico che proclama i problemi ma non fa nulla per risolverli». Chiaro il riferimento al governatore Renato Soru, seppur non citato, al quale Pisanu rimprovera una sfilza di scelte sbagliate (su tutte «il blocco dello sviluppo turistico») e ritardi nella spesa delle risorse («8 mila miliardi delle vecchie lire che il governo Berlusconi ha messo a disposizione della Regione in misura che non ha precedenti»). Il risultato, attacca il ministro, è una Sardegna che langue, stretta fra regressione e demagogia. La battaglia sulle entrate fiscali, che Pisanu ribadisce di sostenere «senza condizioni», diventa però un altro terreno di scontro con Soru. «La vertenza si risolve con moderazione e ragionevolezza e non con le manifestazioni di piazza, pur rispettabili», dice l'esponente del governo riferendosi alla mobilitazione del primo dicembre che ha portato a Roma migliaia di sardi con il presidente della Regione alla testa del corteo. E martedì prossimo quando si aprirà il tavolo tecnico col governo, Pisanu invita Soru «a non cercare pretesti per montare un'altra iniziativa di protesta». Il ministro punta il dito anche sulle «proteste politiche e le gazzarre accese in Sardegna» contro la Base Usa della Maddalena, prima dell'annuncio dell'imminente dismissione («frutto di un lungo lavoro, che ha visto interventi diretti del presidente del Consiglio Berlusconi presso il presidente americano Bush»). Le manifestazioni di piazza «hanno guastato il clima — denuncia Pisanu — impedendo la definizione di una uscita morbida e graduale» e «hanno largamente compromesso la possibilità di discutere con gli Stati Uniti la partecipazione della Marina Usa agli indispensabili progetti di riconversione dell'economia dell'arcipelago». Ieri sera sul tema della leadership è intervenuto anche il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini: «Il candidato premier prima delle elezioni non si indica. La legge dice che si deve indicare il leader dello schieramento, ed è Silvio Berlusconi. Ma l'indicazione del candidato premier sarebbe una violazione delle prerogative del Presidente della Repubblica». «Ognuno gioca sull'incremento dei voti — ha ribadito Casini ospite del programma su Raitre di Fabio Fazio - Altrimenti io avrei già perso. Non c'è nè lesa maestà nei confronti di Berlusconi nè rassegnazione da parte mia e di Fini». Nel futuro, dunque, Casini dice «tutti e tre speriamo di fare gol». Nel passato invece «Berlusconi è stato votato dagli elettori più di noi e per questo è diventato leader della Cdl, non perchè io e Fini glielo abbiamo gentilmente concesso».
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