La proposta del segretario dello Sdi Boselli del superamento del Concordato piace ai laici del centrosinistra, ma scatena la rivolta della componente cattolica, dai rutelliani fino ai mastelliani. E anche Prodi si affretta a sottolineare categorico che l'argomento Concordato «mai verrà posto nel programma dell'Unione». Insomma, il centrosinistra ha appena ritrovato una certa coesione dopo le primarie e si era anche spenta la polemica nel campo riformista col rilancio della lista unitaria dell'Ulivo, che Enrico Boselli piazza la mina della revisione del Concordato, facendo riesplodere di nuovo i contrasti. I primi a protestare sono gli esponenti della Margherita: Franco Monaco, parla di Prodi come «garante contro ogni laicismo e clericalismo», Enrico Letta invita a «non imbarcarsi in cose del genere» e Beppe Fioroni, definisce la proposta di Boselli «una follia», sostenendo che «i problemi sono altri». Peraltro, tutta la polemica scoppia il giorno d'apertura del congresso dei Radicali, al quale prende parte il leader dello Sdi. «Non penso - osserva Boselli arrivando a Riccione - di aver detto una cosa scandalosa. È un problema reale e ad aprirlo è stato il comportamento della Cei». A dargli manforte pensa il segretario dei Radicali italiani, Daniele Capezzone. Nell'aprire il congresso che dovrebbe approvare una linea che porterà a un polo laico-radicale con Boselli e, forse, con il Nuovo Psi, Capezzone afferma che «sul superamento del regime concordatario il nuovo soggetto dovrà muoversi con chiarezza, con la semplicità evangelica del «sì sì, no no». Anche per Capezzone, le responsabilità di un nuovo clima tra Italia e Santa Sede vengono dal ruolo della Cei, fino a sostenere che «è in corso una gigantesca Opa vaticana sulla società italiana». Insomma i radicali dicono ufficialmente addio a Berlusconi e pongono le basi di un accordo con il centrosinistra. E Capezzone, insieme ai socialisti, si propone di portare nella coalizione di centrosinistra un mix di blairismo e zapaterismo. Mentre a Riccione quindi viene rilanciata una linea anticoncordataria, a Roma le altre forze dell'Unione prendono posizione in appoggio alla dichiarazione di Prodi. «È del tutto sbagliato porre in modo unilaterale la questione di un superamento del Concordato in un programma di governo, perchè è un tema che non c'è» ha sostenuto a nome dei Ds Vannino Chiti. «Il Concordato - osserva il coordinatore della segreteria Ds - è uno strumento bilaterale tra Stati: non si può agire in modo unilaterale e casomai l'idea di una revisione non può essere l'impostazione di una sola parte politica». Un altolà secco viene anche da Clemente Mastella, che da Napoli ha definito «inaccettabile» l'idea di Boselli e ha parlato del rischio che nell' Unione prevalga una «linea laicista». Una sponda però arriva da Fausto Bertinotti, che si è detto «convinto che il Concordato vada superato», anche se non ha seguito Boselli nel farne un punto del programma di governo. Il rinfocolarsi della polemica sul tema della «laicità» o del «laicismo» è seguita dal centrodestra, che ha irriso a quella che ha definito una «armata Brancaleone». Fabrizio Cicchitto afferma che si è di fronte a una «babele di lingue», di forze «incapaci di governare». Mentre il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, intervistato dal Tg5, si è dice preoccupato per un «rigurgito laicista» e ha sostenuto che le posizioni dello Sdi e dei radicali «introducono divisioni surrettizie di cui non si sente il bisogno».
E c'è chi vuole la guerra contro la Chiesa
Prodi costretto a mettere una toppa pure sulla deriva laicista. Ma è spaccatura