«I sindacati non sono all'opposizione, tranne la Cgil». E poi: «I sindacati sono parti sociali con cui il governo ha l'obbligo di dialogare». Quanto alla riforma del Tfr, Maroni smentisce che contenga un «regalo» a cgil, Cisl e Uil, e al premier manda a dire che «forse è stato male informato da qualcuno che vorrebbe bloccare la riforma». Il ministro poi sottolinea di dover dar ragione al leader della Cgil Epifani, perchè il «problema non è la portabilità del contributo del datore di lavoro, e non c'è nessuna corsia preferenziale per i fondi chiusi». La questione semmai è che «le assicurazioni non vogliono sottostare al controllo della Covip». Maroni ha ricordato che il contributo del datore di lavoro è stabilito da un accordo tra sindacati e aziende. «Questo accordo - spiega - prevede che il contributo vada nei fondi chiusi. Come fa il legislatore a imporre una cosa diversa?» Il ministro ha sottolineato che per il resto «c'è la massima libertà» a partire dal passaggio tra i diversi fondi per i quali è stato ridotta la durata da cinque a due anni. Alleanza Nazionale si schiera con Maroni. «I fondi contrattuali che derivano da una intesa tra imprese e sindacati, devono avere un ruolo fondamentale» spiega Gianni Alemanno, ministro per le Politiche agricole. «Su questo non abbiamo dubbi, gli unici dubbi sono quelli relativi ad un accordo tra sindacati e imprese. Il resto non ci importa». Anche l'Udc non condivide la polemica contro i sindacati. Il capogruppo alla Camera Luca Volontè avverte: «È un errore politico grave riportare nel paese il clima drammatico di scontro nelle relazioni con il mondo sindacale che ha preceduto la firma del patto per l'Italia. La disponibilità al confronto di Cisl e Uil è nota e più volte ha avuto il suo peso. Chiunque - conclude Volontè - pensi di ripercorrere quel solco di violenze che ha caratterizzato il confronto sull'art.18 sappia che porterebbe la Cdl su un terreno poco proficuo anche dal punto di vista elettorale». Ma il sottosegretario al Tesoro Maurizio Sacconi è d'accordo sulla «deriva politica dei sindacati» come «dimostra lo sciopero generale su una Finanziaria di modeste dimensioni». Insorge, come è logico, il sindacato. La Cgil sottolinea che «decenza vorrebbe» che prima di parlare di Tfr Berlusconi «vendesse Mediolanum, risolvendo così un conflitto di interesse che riguarda direttamente le tasche degli italiani». «Quale regalo al sindacato» replica il segretario generale aggiunto della Uil, Adriano Musi. «Se il presidente del consiglio non vuole fare regali - aggiunge Musi - lo dimostri approvando il testo proposto dal ministro del lavoro, altrimenti il sospetto è che i regali voglia farli a qualcuno altro, magari a qualche lobby economico-finanziaria». Bordate anche da Margherita e Ds che colgono al balzo l'occasione per schierarsi a difesa del sindacato. «Sono parole intollerabili» tuona Pierluigi Castagnetti, presidente dei deputati della Margherita. «I soldi del Tfr appartengono ai lavoratori e quindi non disponibili per l'uso discrezionale ed elettoralistico che Berlusconi è solito fare con le risorse di tutti». E i Ds: «é un attacco sconcertante, sono accuse vergognose». L.D.P.
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