«Gravissimo, gravissimo e, una volta ancora, gravissimo. Sono senza parole, davvero senza parole!», ripete a caldo una delle figure più note dell'intera gerarchia ecclesiastica, il cardinale Ersilio Tonini, appunto. È lui, infatti, che dal 27 ottobre 1990, il giorno cioè della sua rinuncia al governo della Chiesa ravennate di Sant'Apollinare, impazza - oggi, per la verità, un po' meno - all'interno dei principali dibattiti televisivi italiani risultando, di fatto, come la voce ufficiale dei porporati sui media. Una voce apprezzata parecchio da Giovanni Paolo II che, infatti, fu nel concistoro del 26 novembre 1994 che lo volle cardinale, nonostante Tonini non fosse più responsabile di una Chiesa locale. Eminenza, quindi, per lei, la mossa di Romano Prodi è gravissima, ho capito bene? «Assolutamente sì. Anzi, le dirò di più, sono costernato di fronte alla sua uscita. Un'uscita del tutto sconsiderata perché avvenuta in campagna elettorale che non mi sembra per niente, e ribadisco per niente, il luogo adeguato dove mettere a tema argomenti così delicati. Non si può scherzare e nemmeno giocare su certe cose». La voce del combattivo cardinale nativo di Centovera di Sangiorgio, nel piacentino, trema. Sembra davvero furioso o quantomeno agitato. Eminenza, cosa la fa arrabbiare maggiormente? «Non riesco a comprendere come si possa mettere i cittadini, la popolazione, gli elettori tutti, in piena campagna elettorale - perché di fatto siamo già in campagna elettorale - di fronte ad aut-aut così decisivo, di fronte ad un dilemma così importante senza pensare che ci sarebbe bisogno di maggiore oculatezza, senza pensare che l'argomento meriterebbe ulteriori approfondimenti e opportune discussioni. È un'operazione che ritengo irrispettosa. Ecco, il termine giusto da usare è proprio questo: irrispettosa». È un fiume in piena, il cardinale Ersilio Tonini, un fiume che ogni tre parole, quasi fosse un intercalare incontrollato, non riesce a non dire, a mo di cantilena, «è grave, è grave, è grave!». «Sa cosa penso?» Dica pure. «Penso che l'uscita di Romano Prodi sia degna di un regime anti-democratico». Cosa c'entra adesso la democrazia? «Centra eccome. Quando non si rispetta nessuno ma si pensa unicamente ai propri interessi, si è di fronte ad un regime anti-democratico. Un regime, cioè, che non rispetta i cittadini, che non rispetta la popolazione intera la quale si è trovata costretta, ex abrupto, a sentire il leader di una importante coalizione politica uscirsene con esternazioni per nulla argomentate, o meglio, con proposte che meriterebbero altri tavoli di lavoro». Parliamone, allora, di Romano Prodi quale leader di una coalizione politica. Come giudica le reazioni delle varie componenti del centrosinistra dopo le esternazioni di Prodi sui Pacs? «Le reazioni hanno evidenziato che esiste un gruppo totalmente disunito». Cioè? «La disunione che le dichiarazioni di Prodi stanno creando e hanno creato all'interno dell'Unione - disunione che, comunque, secondo il mio parere, si sarebbe potuta verificare anche nel centrodestra se le medesime dichiarazioni le avesse fatte Silvio Berlusconi ai suoi - evidenzia che esistono coalizioni unite - e qui voglio ribadire che parlo non solo del centro sinistra - soltanto sulla carta ma che poi, messe alle strette da tematiche scottanti, quale è quella relativa alle coppie di fatto, mostrano tutta la propria fragilità, tutta la propria incapacità di portare avanti assieme sfide e battaglie importanti. Certe componenti politiche, a mio avviso, e qui parlo in generale, sono unite soltanto sulla carta ma poi, su certi temi, non lo sono per niente e nemmeno, credo,
«Prodi? Sconsiderato e irrispettoso»
Il cardinale Tonini attacca la sortita sui Pacs: «Il suo è opportunismo politico. Temi troppo delicati»
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